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I CODICI FRANCESI
DELLA
REGIA BIBLIOTECA ESTENSE
PER
GIULIO CAMUS
PROFESSORE NELLA R. SCUOLA MILITARE DI MODENA
BIBLIOTHEQUE S.J.
Les Fontaines
60500 CHANTILLY
IN MODENA
COI TIPI DELLA SOCIETÀ TIPOGRAFICA
ANTICA TIPOGRAFIA SOLIAN1
1889.
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Fra le varie regioni d'Europa nelle quali si manifestò,
durante il medio evo, V influenza della letteratura allora fio-
rente in Francia, V Italia è senza dubbio quella ove più nu-
merosi dovrebbero riscontrarsi i documenti dell' antica lingua
francese, sebbene da quattro secoli mille cause di distruzione
o di dispersione abbiano diminuito di molto il numero dei
preziosi codici che un tempo possedevanvisi.
Difatti, in nessun altro paese fu questa influenza cosi
profonda e durevole. Nel nord dell'Italia segnalatamente, fu
tale da spingere molti scrittori italiani a preferire il provenzale
od il francese alla loro lingua materna. Così nel secolo XIII
e perfino nel secolo seguente, dopo 1' esempio di Kambertino
Buvallelli, i genovesi Simone D' Oria, Bonifazio Calvo, Lan-
franco Cicala, il veneziano Bartolomeo Zorzi, il mantovano
Sordello, Ferrari da Ferrara, e tutta una schiera d'altri lirici
italiani scrivevano le loro canzoni d'amore in lingua d'oc,
mentre Brunetto Latini, Martino da Canale, Aldebrandi da
Firenze, Rusticiano da Pisa ed altri, redigevano le loro opere
didascaliche in prosa francese. Anzi nelle provincie venete
erasi formato una specie di dialetto franco-italiano, rimasto
per più d'un secolo l'idioma letterario dei poeti italiani che
composero delle « chansons de geste » come il Macaire, il Betwon
d'Ransione, la Prise de Pampelune, V Hector, V Attila, ecc. (1)
(1) Vedi « La lingua e la poesia francese in Italia » in A. Bartoli,
I primi due secoli della lett ital, pp. 92-110, — Milano, 1880.
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I CODICI FRANCESI DELLA B. BIBLIOTECA ESTENSE
In tali condizioni gli scritti francesi affluirono in Italia;
dappertutto furono accolti col massimo favore, ed essi si mol-
tiplicarono a tal segno che in qualche libreria principesca
sorpassavano il numero dei libri italiani.
Tale era il caso per esempio, a Ferrara, alla fine del
medio evo, nella raccolta di libri del marchese Nicolò III, la
quale, già principiata da suoi predecessori, (1) fu il nucleo
primitivo dell'odierna Biblioteca Estense di Modena. Infatti
essa comprendeva 278 codici, dei quali uno in lingua tedesca,
2 greci, 23 italiani, 58 francesi (e provenzali?) e 194 latini,
come si rileva da un curioso inventario dell' anno 1437, sul
quale il cav. L. Lodi (2) attirò per primo V attenzione dei dotti,
e che fu poi messo in luce dal prof. Pio Eajna (3) assieme
ad altri documenti consimili degli anni 1467, 1480 e 1488.
Dall' esame di questi ultimi inventari si vede che il fondo
francese della libreria di Ferrara si era accresciuto di pa-
recchi volumi sotto Borso ed Ercole I. Tuttavia a quei tempi
il favore goduto fino allora dalla letteratura francese in Italia,
era assai diminuito, ed anzi stava per isvanire del tutto al-
l' apparire della splendida letteratura italiana del Binascimento,
la quale, a sua volta, ebbe poi tanta influenza in Francia.
I codici francesi, tanto pregiati prima, arrivarono ben-
tosto ad avere quasi soltanto il valore della loro pergamena,
adoperata spesso, nel secolo XVI, per coprire altri libri, come
lo provano numerosi fogli staccati che ora si conservano nel
R. Archivio di Stato in Modena. Non sarei lungi dal credere
che a tal uso abbia servito anche qualche manoscritto della
preziosa raccolta fatta dai principi d' Este prima del Cinque-
cento, e della quale non abbiamo più notizie dopo Alfonso I.
Ma più verosimile forse è che la maggior parte di quell'antica
libreria sia stata distrutta in qualche incendio del Palazzo di
Ferrara, o che sia stata dispersa all' epoca dello smembramento
dello Stato degli Estensi sotto il duca Cesare.
In ogni modo delle varie opere catalogate negli inventari
pubblicati dal Bajna, ben poche hanno dovuto pervenire a
(1) G. Galvani, La B. Biblioteca Estense sotto il Regno di Fran-
cesco IV, p. s. — Modena. 18...
Vedi pure Muratori Ber. ital. scriptores, t. XVIII, p. 906.
(2) Atti e Memorie delle R. R. Deputazioni di Storia Patria per le
Provincie modenesi e parmensi, voi. IV, tornata XI — Modena, 1868.
(3) Piò Rajna, Bicordi di codici francesi posseduti dagli Estensi nel
secolo XV (Romania, II, pp. 49-58) — Paris, 1873,
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
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Modena; e fra i manoscritti francesi conservati oggidì alla E.
Biblioteca Estense, tre o quattro al più potrebbero essere sup-
posti provenire da queir antica collezione.
D'altra parte notiamo col prof. Eajna, che gli antichi
suddetti elenchi non comprendevano probabilmente tutti i
libri posseduti dagli Estensi, poiché non vediamo figurarci il
famoso codice provenzale che il Tiraboschi credeva scritto per
Azzo VII, ne il poema d' Attila composto nel sec. XIV per il
marchese Bonifazio d' Este, sebbene sembri che questi due ma-
noscritti non siano mai usciti dipoi dalla corte dei principi
d'Està
Se è difficile di conoscere esattamente la sorte avuta da
quegli antichi libri, non è più facile sapere come venne for-
mata ed accresciuta la raccolta moderna dei testi francesi a
penna nella Palatina. Sotto tal riguardo il Lombardi è quasi
muto, e la sola informazione che ho potuto rilevare nel suo
manoscritto, è che la Biblioteca Estense « fece nel 1773, nuovi
acquisti di alcuni pregevoli manoscritti francesi, e di alcune
altre opere rare proposte dal provveditore Moisè Beniamino
Eoa, per il quale oggetto fu fatto uno straordinario assegno
di zecchini 70 » (l).
Quali fossero poi questi manoscritti, lascio ai futuri sto-
rici della Libreria di Modena la cura di ricercarlo. Soltanto
farò osservare che parecchi testi dei secoli XVI e XVII (2)
sembrano essere venuti alla medesima epoca dai collegi dei
Gesuiti, dòpo la loro soppressione.
Attualmente la collezione dei manoscritti francesi della
Biblioteca Estense comprende 86 volumi, ma soltanto in venti
di essi troviamo opere in francese antico, cioè anteriore al Cin-
quecento. Tutti questi codici sono registrati in due cataloghi:
T uno, « Codices liwguarum exterarum » venne composto alla
fine del secolo scorso ; l'altro, « Conspectus codicum lìng. exter. »
fu scritto nel 1832. Quest' ultimo, redatto, credo dal Lombardi,
non è del resto che la copia del primo, con qualche rinvio
alla Storia letteraria del Tiraboschi od a quella del Quadrio,
e talvolta colle prime parole del manoscritto. Ma in tutti i
due, i codici sono menzionati in un modo affatto insufficiente.
(1) Ani Lombardi, Storta della Biblioteca Estense, p. 19 — Inedita
nella R. Bibl. Estense.
(2) Vedi particolarmente i numeri da 58 a 107, nel Catalogo dei mss.
la lingue straniere dell' Estense.
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I CODICI ERANGESI DELLA K. BIBLIOTECA ESTENSE
e spesso erroneo, senza ordine alcuno nè di cronologia, nè
di materie, alla rinfusa con manoscritti spagnuoli, tedeschi,
slavi, ecc.
Troviamo bensì qualche cosa di più intorno ad alcuni di
questi codici francesi in un opuscolo pubblicato dal Lodi (1)
ed in iscritti di P. Lacroix (2) e di P. Heyse (3) sulle biblio-
teche d'Italia, ma finora uno solo può dirsi descritto com-
pletamente secondo le esigenze della critica moderna, ed è
il celebre codice provenzale, il quale divenne oggetto di una
dotta memoria per parte del prof. A. Mussafia (4) di Vienna.
Bisogna tuttavia non dimenticare che parecchi brani dei codici
francesi dell' Estense sono stati citati ai nostri giorni da alcuni
letterati quali il D' Ovidio, il Bartoli, il Pannièr, il Eaynaud,
ed altri.
Ciò nonostante uno studio accurato dei più antichi testi
ha dimostrato che la collezione dei mss. francesi dell' Estense
è assai imperfettamente conosciuta, e che in essa si trovano
varie copie di opere che finora non erano state segnalate in
Modena. Quindi tutto farebbe desiderare un catalogo ragionato
per i suddetti codici, come lo fece per i testi ebraici il cav.
Jona, e per i mss. arabici il cav. Malmusi.
Senza aver la pretesa di riempire questa lacuna ho pensato
fare cosa non del tutto inutile col raccogliere le mie note sui
più antichi codici, e pubblicarle quali appunti sull' indicazione
data per ognuno nel catalogo attuale, e come contributo alla
redazione futura di un lavoro d'insieme su tutti i codici in
lingue estere posseduti alla Kegia Biblioteca Estense.
(1) Cenni storici della R. Biblioteca Estense in Modena, jp. 60 e seg. -r-
Modena, 1863.
(2) P. Lacroix, Dissertations sur quelques points curieux de V histoire
de Trance, t VII; opera riprodotta poi con qualche modificazione nel
tomo IV dei « Mélanges historiques de Champollion » (CollecL de docu-
ments inédits) pp. 258 345.
<3) Paul Heyse, Romanische inedita auf italicenischen Bibliothehen —
Berlin, 1856.
(4) A. Mussafia, Del Codice Estense di Mime provenzali. Sitzungsbe-
richte der K. K. Akademie zu Wien, 1867.
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
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Num. 1.
Àn. Seyerinus Boetius. De consoìatione phiìosophia gallicè redditus a
Joanne de Meum.
Codex membran. in 4°: scec. XV. — Mss. I. 29. (*)
Molte furono nel medio evo le traduzioni francesi della Con-
solazione di Boezio, sia in versi come quella di Simone di Frai-
snef (1), sia in jfrosa come quella di Giovanni di Meun, sia ad
un tempo in prosa ed in versi come neir originale latino.
Il Delisle (2), avendo esaminato quaranta sette manoscritti
di tali traduzioni francesi consérvati nella Biblioteca nazionale di
Parigi, li ripartì in otto classi ben diverse fra loro. Prendendo
per base le citazioni che il dotto bibliotecario fece di quei testi
a penna, è facile di vedere che la copia dell' Estense rientrerebbe
nella seconda. Detta clas.se comprende, dice il Delisle, parecchi
manoscritti ed alcuni incunabuli, ove la traduzione, sebbene in
prosa ed in versi, vvien attribuita a Giovanni di Meun (3) sopra-
nominato Clopinel (zoppo), poeta della fine del secolo XIII, ce-
lebre per la sua continuazione del Boman de la Uose, principiato
da Guglielmo di Lorris.
Il ms. dell' Estense ha 108 carte di 25 cm. X 18 cm., ed è
scritto con bei caratteri gotici del Quattrocento, in mezzo ai quali
spiccano di tanto in tanto grandi iniziali dipinte in rosso ed
azzurro. Principia in tal modo:
comme il se contient ci apres ensivanfc.
A la royal majesté, tres noble prince par la grace de Dieu,
Koy de France Phelippe quart, je Jehans de Meum qui jadis
ou roumans de la Rose, puis que jalosie ot mis en prinson
Bel Acueil, enseigna la maniere du chastel prendre et de la
rose queillir; et translatay du latin en francois le livre de Ve-
(*) Per ogni codice riprodurrò, dopo il numero d'ordine, Y indicazione
latina che vien data nel Catalogo dell'Estense.
(1) Histoire littéraire de la France, t. XVIII, p. 822-824. Ve n' è una
altra pure in versi di Regnaud de Louens. (cfr. G. Paris, Les Manuscrits
francois de la Bibliothèque du roy, V, 55; VI, 359).
(2) Léopold Delisle, Anciennes traductions frangaises de la Consolation
de Boece conservées à la Bibliothèque Nationale de Paris. — Paris, 1873.
(3) . Hist. litt. XXVIII, 391439.
Ci commence le prologue du livre de Boece De Consolacion
lequel mestre Jehans de Meum translata de latin en fransois, si
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
gece de Chevalerie, et le livre des merveilles d' Yrlande; et la
vie et les epistres maistre Pierre Abaalart et Heloys sa feme,
et le livre a Elaret «De esperitaci amistié » envoye ores Boece
« De consolacion » que je t'ay translaté de latin en francois, ja
soit ce que tu entendes bien latin, mais toutes foys est moult
plus legiers a entendre le francois que le latin
Ecco ora la fine di questo prologo coi versi che seguono
ed alcune righe del primo capitolo in prosa:
(f. 5, v°) Mais soy contrester et conforter a* tiex dolors si*ap-
partient de noble et de parfait entendement. Et comraence
Boece son livre douloureusement, si comme il affiert a home qui
represente ses douleurs, et si comme il appert aus liseurs.
Je qui suel diter et escrire Mais quant il vient en tei tristece,
Les livres de haute matiere, Qu1 il estanuiez de sa vie,
Et d* estude avoye la flour, Tantost le prent quant il l'emprie.
Fais or dis de dueil et de plour. Mais a moy fait tout le contraire,
Les musetes qu'aus premiers ans Quant fortune moult debonnaire,
Enseignent rimer les enfans, Par .i. poi qu'elle ne m1 estaint,
Que je ting pres en ma jonece, Mais ce quant elle m1 a empaint,
Me confortent en ma viellece. En la douleur ou cheois suy,
* Tant ai je au mains de compagnie Vivre me fait a grant ennuy.
En ceste dolereuse vie, Ami pour quoy ne clamiez
Qu1 en grant chetiver sui venus Beneuré ? Ne saviez
Poibles escharnez et chanus. Que cil u* est pas beneurés
L'en devroit moult prisier la mort, Qui ne puet estre aseurés.
Que home qui a son confort N'estoit pas certain mon estat
Ne sousprent ne tolt sa leece; Quant si bas fortune m1 abat.
Quant je me dementoye ainsi, et ma complainte plaine de
pleur metoie en escrit, il me fu avis que une feme estoit sus
mon cbief, de tres grant reverence, les yex ardans et cler voians
sur tous hommes, la coulour vive...
Al f. 93, v°, si legge
Le cinquiesme livre de Boece de Philosophie: Lors, dis-je,
or sui je en plus grant confusion de doutance
ma è evidentemente un errore del copista, poiché nell' origi-
nale principia il libro V con « Bixerat, orationisque cursum ad
alia quondam tractanda atque expedienda vertébat. Tum ego.... » ;
Tuttavia la nostra traduzione è completa, e Terrore consiste soltanto
nel non aver indicato quattro fogli innanzi il principio di que-
st' ultimo libro, cioè al foglio 89 v°, ove è scritto :
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
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Quant elle ot ce dit et s1 apareilloit de poursuivre sa pa
parole a autre chose, je li dis
L'opera termina colle seguenti parole, fol. 108, v°;
...Car grant necessitò est de bien faire se ne volez dissi-
muler ce qui vous est enjointe, o mortel, quant vous ovrez de-
vant les yex a celuy qui tout vpit. Si fìnist le ve livre de Boece
, et de*Philosr>phie (1).
È da avvertire che questa chiusa è un po' più breve che
nella citazione fatta dal Delisle, secondo il ms. della Nazionale
di Parigi, (num. 1728), copia che è pure un po' differente della
nostra, nei versi corrispondenti a quelli che abbiamo ripartati
sopra.
La Consolazione della Filosofia di Boezio fu spesso tradotta
in italiano; il più antico volgarizzamento sembra essere stato quello
di Alberto Fiorentino, redatto verso il 1332. (2).
Num. 5.
Anonymus. De virtutibus et vitiis tractatus gallicus.
Ànonymus. Monito, ethica carminibus gallicis expressa.
Cod. membran. in 4°: scec. XV. — Mss. X1L F. 29.
Con 'tale menzione nel catalogo dell' Estense, era assai difficile
di attirare sul presente codice V attenzione dei dotti ; e cosi av-
venne che rimase finora inavvertito, quantunque contenga alcuni
scritti di una certa importanza per la storia letteraria.
Le sue dimensioni sono 28 cm. X 20 cm. Altre volte constava
di 221 fogli, ma ora è mutilo: ne furono tolti gli otto primi fogli.
L' esame del carattere gotico con cui è scritto mostra che esso
appartiene al secolo decimoquarto, e non al sec, XV, come vien
detto nel Catalogo. I fogli 119, 130 e 163 sono ornati di curiosi
fregi, e di graziose miniature in mezzo a grandi lettere iniziali.
Questo codice contiene quattro opere diverse, scritte in dialetto
piccardo, però con alcune traccie della grafia francese dei testi
(1) Nella Biblioteca del marchese Campori, havvi un altro manoscritto
della medesima traduzione francese di Boezio, ma accompaguata di glosse.
{Vedi il Catalogo dei codici posseduti dal march. G. Campori, parte 1*,
num. 25).
(2) Vedi la prefazione di Michele dello Russo air edizione Che egli diede
di detto volgarizzamento di Alberto Fiorentino (Napoli, 1856).
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I CODICI FRANCESI DELLA R BIBLIOTECA ESTENSE
originali ivi compendiati. Il primo scritto che indicherò col titolo
Tratte des vices et des vertus, ha qualche anologia col ms. 70683
della Biblioteca nazionale di Parigi, descritto da Paulin Paris (1).
Vale a dire è un trattatello di morale composto con alcuni Motti
dei filosofi e con brani della nota Somme le Boy (2) del frate
Lorenzo confessore di Filippo III di Francia. Le prime parole
che ora vi si leggono sono:
( /. 9 r° ) . . . . vaut rien nule des trois choses, car si con dist li livrea de la •
laide chevalerie: en autres qu' en eles quant on mesprent, cou-
meht ke soit, creue u amendee, mais erreurs en bataille ne puet
iestre amendée, car eie est tantost comparee. Fole emprise est
u il gist petit de preu et mout de coust et de perii et de
* painne. Teles sunt les emprises de chiaus ki sunt preu et hardi
al siede, ki cors et avoir et ame en pechié, et en perii et en
painne Tnaitent, pour un petit de los conquerre, ki mout est
vains, et petit dure. Mais viertus fait V orarne de» grant cuer
et de sage Qmprise, quant eie fait V omme, ki est tiere et boe,
emprendre le roiaume dou chiel a conquerre et les dyables ki
tant sunt fort a yaincre
(f. 9, Signourie est chose hounoree mout
Dopo i capitoli (f. 11 ) De frankise, (f. 13) De vrttie nobleche,
(f. 18 ) Comment viertus est li biens proufitables, ( f. 21 ) Ke viertus
est biens trqp delitaules, segue un sunto dei Sette peccati capitali
del frate Lorenzo sopranominato. Questa prima parte del codice
termina al foglio 119, r°, con: •
« Trois choses, sont pais entre Dieu et home: Geune, ausmosne,
orison ». ,
Sul medesimo foglio comincia un altro opuscolo col titolo :
C est la confessioni des VII pechiés mortels.
Eccone le prime e le ultime righe:
(/. 119 v°) Ki viout faire contìession au salu de s'ame, il doit iestre dolans
et repentans de tous les pechiés ke il onkes fist, et avoir ferme
creanche et volonté ke il a tous jours, mais s'en gardera a son
pooir, et en fera la penanche ke priestres discres V en conseillera
a faire
(f. 129 , . . . Ceste confiession doinst Dex bien faire a tous chiaus et
a toutes celes ki painne i vorront maitre, et a toute boine gent
crestiiene. Amen. Chi faut li confessions des VII pechiés mortels
(1) Paulin Paris, Les manuscrits frangois de la Bibliotèque du Boy,
voi. V. num 70683. — Paris, 1842.
(2) Vedi più oltre il num. 34 dei mss. dell' Estense.
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I CODICI FRANCESI BELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
9
Al foglio seguente, ci imbàttiamo in una terza opera in prosa,
affatto differente delle due prime, e che si potrebbe chiamare « Les
enseignements d' Aristote a Alexandre » É una compilazione la
quale principia col raccontare la favolosa leggenda tratta dal Pseudo-
Callistene, riprodotta nell' Epitome di Giulio Valerio e nella Hi-
storia de proeliis dell' arciprete Leone, secondo la quale Alessan-
dro Magno sarebbe figlio dell' ultimo re degli Egiziani Nectanebo :
*
(f. 13§, v°) Li rois' Phelippes ot un fìl de la roine Olimpias, sa feme. Au-
cune ystoire raconte ke il fìus Neptanabus, le roi de Egypt?,
ke li rois Àrchaxerses de Pierse, ki fu sornoumés Ochus, cacha
en exil, quant il ot conquis Egypte, si com vous avés oit desus,
quant il fu boutés hors de Egypte, il ala en Thiope
Osserviamo che le parole « com vous avés oit desuÈ » indicano
che questa parte del nostro codice venne tratta da un'opera più estesa.
Terminata la leggenda di Nectanebo, l' autore prosegue col
narrare i prodigi che avvennero alla nascita di Alessandro, com-
pilando sempre 1' Epitome di GL Valerio (1) ; poi, dopo aver no-
minato i precettori che Filippo diede a suo figlio, il nostro com-
pilatore traduce dal primo libro del poema Alexandreis di Gual-
terio di Chatillon, il celebre discorso di Aristotele ad Alessandro,
che si ritrova in alcuni altri manoscritti segnalati da P. Meyer (2).
Nel testo dell' Estense comincia in tal modo :
(f. 131, r°) Biaus fìus, laisce l'enfance, et pren cuer d' oume; tu as ma*
tere de viertu, or le met a oevre
Dopo questo discorso che termina al fol. 132, v°. abbiamo:
« Teus paroles et mout d1 autres li dist Aristotles pour
lui ensegnier et encore fist il un livre ke il nome Etike, qui
comraenche ensi:
Tous ars et toutes doctrines, et toute oevre, et tous trieniens
sont pour querre aucun bien; dont disent bi;n li philosophe....
Da questo passo fino al foglio 164, r°, il manoscritto porge
un breve compendio del secondo libro del « Tresors » di Brunetto
Latini, nel quale le ultime parole sono :
car chou ke il crient n'avenra ja par aventure ».
(1) P. Meyer, Alexandre le Grand dans la Utt frang. du moyen-àge,
voi. II, p. 97. — Paris, 1886.
(2) Romania, XV, 170, 191.
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
Come ultimamente dimostrai in una memoria letta alla R.
Accademia di Modena (1), tale compendio deve essere stato fatto
su di una redazione antichissima, poco appi'esso uguale a quella
che servì per la traduzione italiana del Tesoro attribuita a Bono
Giamboni.
Il rimanente del codice comprende un poema in 232 strofe
di 12 versi, senza titolo e senza nome di autore, nel quale ravvisai
una copia, finora non segnalata, del « Bomans de Charite » ^scritto
alla fine del secolo XII da Bartolomeo (2) detto il Renclus de
Moliens.
Eccone la prima strofa nella quale il copista dimenticò il
settimo verso:
( f. 163, v° ] Dire me plaist et bien doit plaire
Mais as cuers felons sourfaisans,
Ki coustumier sunt de fourfaire,
Est toate bontés desplaisans.
Donche chose est et avenans,
Quant chescuns fait^, son per paire.
Dal paragone di questo testo con quello dell' eccellente edi-
zione critica che diede di tal poema il prof. Van Hamel (3), risulta
che la nostra copia porge diverse varianti che avrebbero potuto
riuscire utili nella suddetta edizione. Di più contiene due strofe
(1) R. Accademia di Scienze, Lettere ed Arti, Adunanza del 22 gen-
naio 1889.
(2) In un ms. del sec. XIII, conservato nella R. Biblioteca di Torino e
contrassegnato LV, 54, leggesi sotto V ultimo verso di questo poema :
« Cy fenist li romans de caritè le quel fist Dans Bertremiels li renclus
de Morliens, qui jadis fu moines de Saint Fusciien el bos »
(3) A. G. van Hamel, Le romans de Churité et Miserere du Benclus
de Moliens. — Paris, 1885.
Chou dont on prent boiii exemplaire.
Bien sai boins dis est bien plaisans.
A cuer volentriu de bien faire,
Car boins cuers se set bien refaire
Des exemples des bienfaisans.
L' ultima scrofa principia coi versi :
Aucuns lira u ora lire
Ces vers, ne les volra relire.
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE 11
interpolate delle quali una, di antichissima redazione, comincia con
(f. 178, v.°)
Se priestres por presbiterie
Est baus, bien puet par bauderie
e T altra con
Del pain dont tu sers ton cors frains
Or te garde de. ij. mahains (1).
Ma l' edizione del prof. Van Hamel racchiude dodici strofe
(20, 60, 62, 63, 66, 71, 72, 83, 89, 90, 91, 242) che mancano
alla copia dell' Estense.
Come vari altri racconti della Passione di Gesù Cristo, scritti
nel #sec. XV, l' opera contenuta nel presente codicfe venne inde-
bitamente attribuita a Giovanni Gerson. *
Questo errore però si spiega, avendo il celebre cancelliere
dell' Università di Parigi ancora aggiunto alla fama che godeva
presso i contemporanei, col pronunziare, nel 1402, un magnifico
sermone sulla Passione, il quale ci fu conservato in parecchie
copie (2). Ma tal sermone è affatto differente del testo dell' E-
stense, ed esso si riconosce facilmente da alcuni versi che si ri-
petono ad ogni alinea,
traduzione o piuttosto parafrasi delle parole di San Giovanni, evan-
gelista: Ad Deum vadit... ecc.
Il manoscritto dell' Estense, scritto su 130 fogli cartacei di
19 cm. X 13 cm., sembra dover riferirsi alla fine del secolo XV.
Num. 12.
Joannes Gerson* Passio D. N. Jesu *Christì, gallice scritta.
„ Cedex chartae. in 8°: sac.,XV. — Mss. XII, G. 2.
A Dieu s' en va, a mort amere
Jesus, veiant sa doulce mere
Eccone le prime righe :
Cy commence la passion de nostre sanveur Jhesus, jadis
faicte ed ordounée par maistre Jehan Jarson.
(1) Cfr. A, G. van Hamel, op. cit. pp. 31 e 106. *
(2) Vedi Paulin Paris, Mss. frangois, ecc., II, 169, e VII, 220.
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12 I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
A la loenge de Dieu, de la vierge souveraine et de tous
les sains et saintes de paradis, a esté ceste histoire escripte de
la passion de Jesus nostre 'sauveur. Et pour avoir T entendement
du temps d1 icelle fait a scavoir que apres la creation du monde,
que Adam et Ève eurent pechiéVen Fan VIm cent iiij" XIX,
et apres construction de la cité de Romme, V an VIPIxij re-
gnant Octavien a Romme, empereur et monarche general du
monde Tan xlij de son empire, le monde estant generalement
en paix, regnant en Judée Herode de Ascalomte, qui les inno-
cens fìst occire, ou XXX6 an de son regne fut nez de la vierge *
Marie nostre doulx sauveur Jhesucrist en la cité de Bethleem,
a minuyt, le XX Vc jour de dicembre entre le samedy et le
dimenche
La narrazione abbraccia più della Passione propriamente detta.
Difatti il primo capitolo comincia con
(f. £, r°) « De la suscitacion du ladre et de T envie qua les Pharisiens et
maistr s de la loy concheurent a V encontre de nostre Seigneur
Jhesucrist a cause d' icelle.
# Cy fait assavuir que Jhesus resuscita le ladre XV jours
avant le jour de sa passion »
e l'ultimo capitolo con:
•
f. 129, r°) « Comment le saint esperit enlumina les apostres le jour de la
penthecouste et les conferma en grace, et leur donna Y enten-
dement de toutes escriptures et congnoissance des choses passées,
presentes et advenir, et V usaige de tous langaiges.
Au cincquantiesme jour aprez la resurrection de nostre
. seigneur, le X6 jour aprez sa glorieuse ascencion »
L'opera termina colle parole seguenti:
« Qui plus avant veult scavoir de Testat des disciples, et
comment ilz exaulcerent la foy chrestienne, lise les fais des
apostres desquelz saint Lue fut acteur, et voye leur legendes
et il trouvera la maniere comment la foy fut multipliée ».
Num. 22.
* è
Cbristina Pisan. Le livre des faits et bonnes mceurs du sage Boy Charles
Constat autem tribus partibus
Codex membra*, in foli Sac. XV. — Mss. XII, K, 18.
Questo bel codice di 106 fogli (30cm. X 22 cm.), scritto su
due colonne e ornato di graziosi fregi nella prima pagina del testo,
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I CODICI* FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
13
venne già ricordato un secolo fa dal Tiraboschi (1), laddove trattò,
dopo V abate Lebeuf e Boivin le Cadet, della vita e delle opere
di quella dotta Italiana che fu Cristina da Pizano.
Nata, credesi a Venezia, nel 1363, Cristina andò in Francia,
in età di cinque anni, col padre Tommaso che era stato chiamato
presso Carlo V, a cagione delle sue cognizioni in astrologia giu-
diziaria. Dieci anni dopo sposò Stefano Castel, gentiluomo di Pie-
cardia, e visse dapprima felice ed onorata dai più grandi per-
sonaggi del suo tempo. In appresso, nello spazio di pochi anni,
Cristina ebbe il dolore di perdere il suo protettore il re Carlo, poi
suo padre, e infine suo marito nel 1388. Eimasta vedova e madre
di tre figli, ella condusse per qualche anno una vita assai penosa,
ma in seguito fu abbastanza fortunata d' incontrare un vero Mece-
nate nella persona del duca di Borgogna. Cristina mori in Francia
verso il 1431. Delle numerose opere che ella scrisse, la più im-
portante è senza dubbio quella della vita di Carlo il savio (2).
Nella copia dell' Estense abbiamo al primo foglio le rubriche
delle tre parti del libro:
« Cy commence la table des rubriches de ce present volume
appellò le Livre des fais et bonnes meurs du sage roy Charles, Ve
roy d1 ycellui nom, fait et compilé par Christine de Pizan,
damoiselle, acompli le desrenier jour de novembre, Y an de grace
mille iiij C et iiij ; et est parti le dit livre en iij parties.
La premiere partie parie de noble, de courage en la per-
sonne da dit roy Charles, et quel chose est tei noblece.
Itera la seconde partie parie de chevalerie et dont vint le
nom, en appliquant a propos de la personne du roy Charles.
Item la tierce partie parie de sagece, quel chose ce est et
de quoi elle est née.
Poi seguono le rubriche in numero di 36 per la prima parte,
di 39 per la seconda e di 72 per la terza.
Il prologo comincia con un' invocazione :
« Sire Di« ux! cuvre mes levres. enluminés ma pensée et
mon entendement, esclairés a celle fin que m'ignorance n'en-
conibre mes sens, et espliquez !es choses conceues en ma me-
moire
(1) G. Tiraboschi, Storia della lett. ital T. V. p. 460 — Modena, 1789*
(2) Vedi Thomassy, Essai sur les écrits politiques de Christine de
Pisan. — Paris, 1838.
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14 I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA «ESTENSE
Interessante assai è il passo seguente nel quale narra come
fu mossa a scrivere questa opera: '
(f. 2y v°) Cy dit quel fu la cause et par quel comraandement ce present livre
Pource que les causes ignourées et non sceues aucune fois
sont cause de admiracion aux humains quelz peveut estre les
motifz des choses faittes, sera recité par mo}r, veritablement et
sanz aucune adulacion, le principe et mouvement de ceste pre-
sent petite compilacion. E voirs est que cest present an de grace
mil iiij c et iiij, apres un mien volume appellò De la mutacion
de fortune au dit tres solemnel prince monseigneur de Bour-
goigne, de par moy, par bonne estreme, presenté le premier
jour de jenvier que nous disons le jour de Y an, lequel sa de-
bonnaire humilité receupt tres aimablement e a grant joye, me
fut dit et raporté par la bouche de Montbertaut, tresorier du
dit seigneur, que il lui plaisoit que je compilasse un traittié
touchant certaine matiere ìa quelle entierement ne me declairoit;
si que sceusse la pure volenté du dit prince. Et pour ce moy
meue de desir d' acomplir son bon vouloir selon V estude de mon
foible engin me transportay avec mes gens ou il estoit lors a
Paris ou chastel du Louvre. Et la, de sa benigne grace lui
informé de ma venue me fist aler vers lui menée ou il estoit
par. ij. de ses escuiers en toute courtoisie, duis nommez Jeban
de Chalon et Toppin de Chantemerle. La le trouvay retrait assez
solitaire, a compaignie de son tres noble filz Anthoine, monseigneur
conte de Betel. E devant lui venue, apres le salut redevable,
deis la cause qui me menoit et le desir qui me tyroit de servir
et plaisir faire a sa hautece, se tant digne estoye, mes que de
lui fusse infourmée de la maniere du traittié du quel lui plaisoit
que j1 ouvrasse. *Adonc lui, tres benigne, apres que son humilité
m' ot rendu plus mercis qu' a recepvoir a ma petitece n' aper-
tenoit, me dist et declaira la maniere, et sur quoy lui plaisoit
que je ouvrase. Et apres maintes offres notables recepues de
sa benigni té, congié pris avecques la charge agreable que je
reputay commandement plus honnourable que moy ydoine ou
digne de le souffisamment acomplir.
Al foglio 25 v°, leggesi:
Explicit la premiere partie du Livre des fais et bonnes
meurs du sage roy Charles, parchevé le XXVIII jour d' avril,
V an de grace mil iiij C et iiij.
ed al foglio 59, r°:
Explicit la seconde partie de ce volume, complete le XX11*6
jour de septembre.
fut fait.
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I CODICI FRANCESI DELLA, R. BIBLIOTECA ESTENSE
15
Le ultime righe del libro sono;
« Si prie enfili la benoite trinité, pere et filz et saint esperit,
un seul Dieu que Fame d'ycellui son sergent devot et tres
crestien, le sage roy Charles, quint d' ycellui nom, vueille avoir
en la compagnie de ses benois esleus en paradis, et aussi celle
de son bon frere mons. de Bourgougne et de tous leurs prede-
cesseurs. Amen.
Explicit le livre des fais et bonnes meurs du sage roy
Charles.
Tale opera è stata pubblicata nel secolo decorso dall1 abate
Lebeuf (1), ma se ne aspetta ancora un' edizione critica. Chi in-
traprenderà simile lavoro troverà certamente nel manoscritto di
Modena una delle migliori copie che siano pervenute a noi.
Num. 24.
Ànonymus. Tractatus galìicus de virtutibus.
Idem. Graìlteus tractatus, quo Dieta moralia philosophorum contmentur.
Codex chartac. in fol°: sac. XVI. — Mss. XI, JB. 15.
In molti luoghi la carta di questo codice è corrosa dall' in-
chiostro. I fogli in numero di 158 hanno 28 cm. X 20 cm.
La prima opera ivi contenuta è uno di quei tanti trattati
delle virtù morali scritti negli ultimi secoli del medio evo, e che
sembrano avere per base il noto Mordlium dogma attribuito ge-
neralmente a Gualtiero di Lille. Eccone il principio:
Comme par la souveraine sapience et haulte puissance de
Dieu toutes choses sont créées raisonnablement et tontes doyvent
tendre a la sienne benenrée fin. Et pource que les esperiz des
creatures raisonnablement sont créez par luy a sa semblance,
est chose necessaire qu'ilz soient adornez de vertuz par lesquelles
puissent parvenir a la fin pour la quelle sont faiz. Et car pru-
dence est mere et conduceresse de toutes autres vertuz sans la
quelle nulle des autres n' y pourroit estro bien gouvemé, et est
est moult ( hose convenable et neccessaire aux esperiz des crea-
tures estre adornez de prudence. Salomon en fait jnencion en
ses proverbes disant: Si intraverit sapientia cor tuum ...
(1) L' abbé\ Lebeuf, Dissertations sur V hist ecclés. de Paris, T. III.
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16 I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA. ESTENSE
1/ opuscolo finisce al foglio 45 r° in tal modo :
« Et; luy (a Socrates) fut demandé quant est parfait le sens
de Tornine; il respondit: Quant il ne parie que apoint; etdit
que beau parler vault mieux que taire, et dit : Kefrain ta langue
et ta mauvaise volonté, et ce sera la plus belle robe de quoy
tu puisses estre vestu. Explicit.
L' opera che segue, molto più estesa e più importante, è la
traduzione di un libro di origine araba, conosciuto nella sua forma
latina col titolo Libellus de vita et moribus philosophorum od
anche Dieta philosophorum. Questa versione francese, eseguita dal
prevosto di Parigi, Guglielmo di Tignonville per il re Carlo VI,
fu uno degli scritti più letti nel secolo XV. Fa meraviglia d' in-
contrarne qui una copia manoscritta della metà del secolo deci-
moquinto, poiché varie edizioni erano già state stampate prima
dell' anno 1532, come ci fa sapere il Brunet.
Le prime parole sono:
( f. 45, v° ) Cy comraancent les diz des philosophes, et pvemierement les diz
de Sedechias.
Sedechias fut le premier philosophe par qui la voulenté
de Dieu fut receue et sapiehee entendue. Et dit Dex luy Se-
dechias que chascune bonne créature doyt avoir en soy seze
vertuz
Al foglio 64 principiano i detti di Pitagora; al f. 88, quei
di Platone; ed a foglio 104, d' Aristotele. Poi abbiamo (fol. 155, r°):
Cy finissent lez ditz moraulx des philosophes et s' enssuit
corame nous devons rendre graces a Dieu pour les benefices
qu1 il nous donne.
Dopo il ringraziamento vi è un ultimo e brevissimo scritto di
cui vogliamo dare il principio e là fine :
(f. 156, r°) Cy comraancent les meditations Saint Augustin.
Sire, y ay a dire une secrete parolle a toy qui es, roy des
siecles, ma misericorde, mon refuge et nion Dieu
( f. 158, r°) Noble filz de Dieu, le vif filz de la vierge royal et fruit benoist
du ventre de la vierge, soyés debonnaire a moy qui me repens,
qui tant longuement m' as épargné.
Expliciunt dieta philosophorum.
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE 17
Num. 26.
Nicolaus de Casola. Liber primus Attila frageììi Dei translatatus de chro-
nka in lingua Francia,
Codex chartac. in fol. sac. XV. — Mss. XI, B. 18.
Num. 27.
Beliquum opus gallicis carminibus expressum.
Codex chartac. in fol. scec. XV. — Mss. XI, B. 19.
Di questi due codici, il primo ha 376 fogli ed il secondo 334,
colle dimensioni di 29 cm. X 22 cm, La scrittura molto trascu-
rata appartiene al secolo decimoquarto, e non al sec. XV, come
fu scritto nei cataloghi. Però i goffi disegni che vi si vedono in
vari luoghi sembrano essere stati aggiunti da mano del Cinque-
cento, come pure le postille scritte qua e là nei margini (1).
Sul primo foglio, al di sopra di un rozzo disegno rappre-
sentante Attila sul trono, circondato dalla sua Corte, trovasi scritto
in caratteri gotici:
Liber priraus Atile fragel' dei translatatrus de cronica in
lingua francie in M . . . LVI1I per Nicolaum olim d. Johannis
de Casola de bononia.
L' esame della carta mostra chiaramente che in questo titolo,
ora in parte abraso, la data era MCCCLVIII. Secondo alcuni i
tre CCC sarebbero stati cancellati da Gian Maria Barbieri (2).
L1 opera intera comprende circa quaranta mila versi endeca-
sillabi (3) a lunghe tirate monoritmiche, scritte in quel dialetto
(1) A proposito di queste postille, leggesi nel catalogo del Lombardi:
« "Notai marginales passim textum comitantur manu Johannis Maria
Barbieri exarata ». Però dobbiamo avvertire che tali note non sono tutte
della stessa mano, e quindi rimarrebbe a scoprire chi fu l'altro annotatore.
(2) Così il Lombardi: « In iscriptione superius retata deest annus
post mille: suspicantur quidam notam hanc a Barbiero abrasam fuisse ut
origo poeseos rithmica suis ideis conformar etur. »
(3) Il Sardi trattando della poesia di Dante dice che il sommo poeta
« non accettò V ottava rima in lingua provenzale usata da Nicolo da
Casola Bolognese nel Foresto ». (Discorsi del S. Alessandro Sardo, p. 83.
— Venezia, 1586).
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I CODICI FRANCESI BELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
franco italiano di cui già parlammo, e che non è da confondersi
col provenzale, come si fece nel compendio anonimo in prosa della
prima parte del poema di Casola, compendio che fu pubblicato a
Perrara nel 1568 (1), poi attribuito dal Tiraboschi (2) a Gian
Maria Barbieri, e dal Quadrio (3) e da altri allo storico Giam-
battista Pigna.
Nel prologo, . già citato in parte od interamente da parecchi
letterati (4), ma non sempre con lettura esatta, troviamo, dopo
un'invocazione, l'argomento dell'opera e qualche cenno biografico
suir autore.
Eccone i primi versi:
(f. 2, r°) Deu filz la vergen, li soverain criator,
Jhesu Crist verais, il nostre redemptor
Que vint dou cel in terre, por li primer folor,
Et fìst Adam nos pere, ond fumes in eror,
Car por cil pechié, et filz et uxor,
Grant et petit, just et pecheor
Convint cescum aler dens li grant tenebror,
Par cel pechié de gule quant vint li derain jor
Et per la garisons, li soverain pastor,
Prist caro humaine in Marie con doucor,
Tant nos amoie, et tint nous amor
Que il ce recomparoit a li sane de suen cor,
Et recuit passions su la crois, il vener jor,
Dont se recatoit, convdistrent li prehichaor
Et la sancte scripture ou n' est fables mes vor.
Et celui Yhesu Crist voil prier et ador
Que il me doingn tant memoire et sens et savor,
Che je puisse comancer, et acomplir V instor
(1) La Guerra d'Atila, tratta dallo Archivo dei Prencipi (prefaz. I):
« Per maggiore intelligentia delV origine e dello argomento di tutta V opera
è da sapere che sendo stata scritta la guerra d? Atila, Be de gli Hunni
in latino per Tommaso àV Aquileia, secretano in quel tempo del patriarcha
Niceta, fu dipoi traportata in lingua provenzale da Casola Bolognese.... »
A dir vero pare poco ammissibile che tale confusione delle lingue à'o'il e
d' oc potesse aver fatta il Barbieri, ritenuto dal Tiraboschi come il più eru-
dito Italiano del secolo XVI, nelle cose pertinenti alla poesia francese.
(2) Tiraboschi, Biblioteca Modenese, I, 158 e VI, 24.
(3) P. S. Quadrio, Della Storia e della ragione d' ogni poesia, IV, 589.
(4) Muratori, Antichità Estensi, I, prefaz. XIX. — G. Fantuzzi, Notizie
degli scrittori bolognesi, p. 141. — Paul Heyse, Bomanische Inedita, p. 163.
— A. Bartoli, I viaggi di Marco Polo, prefaz, LXIX-LXXII, ecc.
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
19
De Atille fraiellum Dei, li faus aumansor
Que fu rois d' Ongriè et de cent paghanor ;
Comment vint en Itaire et fist bataille et stor,
Et destruit Aquillee et tout la Marche ancor,
Et touz la Loragbardie et cités e^t grant bor,
Pue in remist mort, con nous conte li autor
Dau rois Gilius de Pahue, in Rimains pres la tor,
Et touz sa grant host fu misses a dolor,
Chon moy porés o'ir, se un poy fetes sejor.
Or intendés im pais, seignur, cest<chancon,
Et tout ceus que delite a oir nove tencon,
Estornies et batailles et grant campleson.
Nen croy vous chanter des fables de Berton,
De Ysaut ne de Tristan, ne de Breuz li felon,
Ne de la royne Zanevre, que amor mist au baron
Quella dame dou lac nori jusque infancon;
Ne delle rois Artu, ne de Hector li bron;
Mes d'une ystoire verables que n'est se voire non,
Si cum je ai atrué in croniche por raison,
Et sor li bon autor, que fist mant sac hon;
D'Aquilee et de Concorde in traist mant licion
Aprié d'un mon amis, li vertueux Symon
L'ombre et li cortois filz que fu Paul Bison,
Celui de Peraire ou nait teche ruer bon,
Por fer a le marchis da Est un riche don,
0 voiremant a suen oncles dan Boniface il baron. (1)
Par ce me pria et dist por buene intencion
Que je feisses il libre ou touz la division
In risme traslaté de France a pont a pon.
Et je, por lui servir, m1 oit paine mant saison
De fere cis romains. Dont Nicalais ais non
Da Chasoii il lomgbars, et ais ma maison
En Boloigne deserte, ou fu ma nasion.
Per la grant guerre que avoit temps da lon,
Et per la malevoilance que dens la cité son,
Est la buene cité destruite et au parfon
Que j a soloie etre meutre cités dou mon,
Et la |>lus redotee et poplee sens tencon
Soltanto al foglio 4.°, r.°, troviamo il principio c^el poema:
(1) Quel barone era Bonifazio Ariosti, uno degli antenati del poeta*
Ariosto. (Vedi Ant. Cappelli, Lettere di Lodovico Ariosto, prefaz, X. —
Milano, 1887),
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20 I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
Un rois oit in TJngrie que mout fu puissant
Osdrubal oit non d'une jeste vailant.... (1)
Di tanto in tanto il Casola rammenta di essere Fautore del-
l'Attila. Così per esempio in questo passo:
(f. 120-121) Atille chevauce, li felon sens perdogne;
Droit ad Aquillee est venuz li demogne;
La sece oit afermee inviron con gran pogne,
Villes e bors bruloit, si con Nicolais tresmoigne
Que fìst cist romains ausenter de Boloigne,
Quant il fu exilee por invie macogne,
Par force dou Bison que la cité despoigne;
In Friul atrovoit tout V instoire a loigne,
Dont da li plusor ne fu taisant et moigne;
Cil Font in francois resmee et in borgogne.
Prestando fede al nostro poeta, questi suoi versi avrebbero
una certa importanza, poiché ci proverebbero che siano esistiti
dei poemi su Attila, redatti in dialetto dell'Isola di Francia ed
in quello della Borgogna.
Altrove 1' autore dice di aver scritto l' opera sua, prima su
pergamena, e ciò confermerebbe l'opinione del D'Ancona, al quale
non sembra presumibile che il Casola facesse solo una copia del
suo romanzo, e che essa sia appunto quella conservata nejla bi-
blioteca Estense (2). Ecco il passo in quistione:
(f. 196, v°) En XX jors tu gariz selonc que latine
Nicolais in ses romains, que de soir et matine
1/ avoit desponue in carte bergamino
Si con T oit atrué in Ja croniche fine.
(1) Vedi, per altri versi, A. Bartoli, 1 primi due secali della lettera-
tura italiana, p. 110. — Milano, 1880.
* (2) A. D'Ancona, Attila flagellum Dei, p*LXXII.è — Pisa, 1864.
Però T egregio professore errò appoggiando la sua opinione colle parole
« tanto più €he le spesse lacwne del codice fanno argomentare esser esso
una bopia », giacché non v' è nessuna lacuna nel codice dell'Estense, Deve
trattarsi di una confusione .col già menzionato compendio in prosa attribuito
111 Barbieri, opera la quale contiene diffatti delle lacune in fine, segnate nella
stampa con stellette, e di cui il Quadrio (loc. cit.) diede una spiegazione
plausibile.
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE 21
Il primo volume termina colla distruzione di Aquileia. Gli
ultimi versi sono:
Et Deus nous benehie que in crois fu penee.
Explicit liber primus Attille fraieluin Dei. Amen.
Il secondo volume si apre con alcuni versi di un carattere
poetico insolito presso il buon Casola:
Nel temps de V auton, eh1 est mout gaie et sonois,
Quant le frondes perdent li aubres par lor pois
Dou vent che sospire, che li ève racois,
Che T aut solel pert li rubor che V avois,
Ond che la lune lieve che suen race fermois,
Droitement cil temps que li vileins avois
Recoilliz peins et vins et lor frut gloriois
L'opera termina colla presa della città d'Aitino:
(/. 333 r°) Atile fu insci sire de Altilie la grant
De la belle cité ou tant fu combatant....
Ecco ora gli ultimi versi che sono di lettura piuttosto dif-
ficile, essendo la carta in alcuni punti corrosa:
Enei n'en dirai plus dou libre enoravant
Ne de V Altiliens que inci voi finant
Belle jostre et batailles vo.... tesmoignant
Jule pataffiens tot au comencement.
Droitement l'a finée, si T est que moy intaiit
Or insforce chancon et grant chaplemant.
Enei fenist ces libres ond m'en vai taisant.
Et Deus nos benebit li pere onipotant.
Finito libro Atille. Deo gratias. Amen.
Dopo una tale chiusa non v' era ragione di supporre che
il Casola avesse scritto un terzo volume, sebbene sia probabile
che la cronaca di cui fece uso si estendesse fino alla morte di
Attila a Eimini.
In fine di questo secondo volume ncui v* è scritta alcuna il-
lustrazione dei due codici, tcome disse il*BartoU nella prefazione
al Marco Polo (p. LXVIII); la breve descrizione latina che egli
riferisce trovasi soltanto nel catalogo del Lombardi,
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22
I CODICI FRANCESI BELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
L' opera del poeta Bolognese aspetta ancora il suo editore,
ma parecchi brani ne sono già conosciuti per mezzo della stampa.
Così, oltre ai frammenti pubblicati dal Bartoli, e ad altri citati
innanzi, abbiamo avuto dal prof. D' Ovidio « Il padiglione di Fo-
resto » (1) e dal sig. E. Sola « Il Testamento di Foresto » (2).
Num. 28.
De Urfé. Dictionarium gallicum herbarium cum herbìs elegantissime
expressis, Utterisque versicoloribus, auroque ut plurimum intextis;
in quo herbarum virtutes atque, ut in extremo opere dicitur, Secreta
Salernitana continentur.
Codex membr. in fot sac. XIV. — Mss. XII, K. 16.
Tale codice membranaceo, uno dei più ricchi nelF Estense sotto
il rapporto delle miniature, è scritto in nitido carattere gotico
del secolo XV (non XIV), e misura 28 cm. X 21 cm. Attual-
mente esso comprende 170 carte, ma è mutilo : ne furono tolti
alcuni fogli dopo il 71° ed il 135°, come abbiamo rilevato nel
leggere il testo.
Sulla prima guardia un' altra mano scrisse in corsivo : Liure
des simples a mons. Durfe. Ora in questa indicazione abbiamo,
non il nome dell' autore, ma soltanto quello di uno dei posses-
sori del libro ; e lo stesso* diremo di un altro nome « Jehan Duboys »
che trovasi sulV ultimo foglio, scritto pure con carattere poste-
riore a quello del manoscritto.
, Il testo del codice porge la traduzione francese anonima di
uno dei più importanti libri di medicina nel medio evo, il quale
era disegnato colle prime parole del suo prologo « Circa in-
stans (3) » e che venne attribuito ad un Plateario, medico della
scuola di Salerno. Mentre non fu stampato finora che un breve
compendio dell' originale latino, invece quasi tutta la traduzione
francese è stata riprodotta in parecchie edizioni, nei secoli XV
(1) F. d'Ovidio, Il padiglione di Foresto (Per nozze d' Ancona-Nissim
— Imola, 1871). — li medesimo frammento fu pubblicato di nuovo a Mo-
dena, coli' aggiunta di parecchi versi, da E. Sola nel 1884 ( Opusc. relig. lett.
e morali, Ser. IV, toni. XVI).
4 (2) Ercole Sola, Testamento del, principe Foresto d1 Este (Atti del-
l'Accad. eccles. modenese di«S. Tommaso d'Aquino, tom. I, pp. 71-84).
(3) La biblioteca Estense possiede di quest'opera latina una copia ma«
noscritta riccamente miniata, segnata XII, K, 19, la quale venne eseguita
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
23
e XVI, prima col titolo di Arbolayre, poi con quello di Grani
Herbier (1). Nel manoscritto dell' Estense l' opera principia in tal
modo;
En ceste presente besoigne e' est nostre propos et entencion
de traitier de simples medicine»; et est assavoir que la medi-
cine est diete simple, pour ce qu'elle est telle comme nature
Va produite et formée, come giroffle et noix muguette....
Le medicine semplici di cui tratta V autore sono, circa cin-
quecento. Esse vengono ripartite secondo la lettera iniziale del
loro nome in gruppi che si succedono nell' ordine alfabetico, senza
però che tal ordine sia conservato per i singoli capitoli. Salvo
poche eccezioni, ciascun gruppo è preceduto da un indice e ad
ogni articolo fa capo una miniatura generalmente eseguita con
molta cura.
Il nostro manoscritto contiene dodici capitoli inediti ( Crocus
Jwrtensis, Cameleunta alba, Fusago, Faciens vidua, Faba grassa,
Herbe sainte Marie, Paritaire, Poulieul, Poires, Passules, Pomme
citrine, Trinité), fra i quali sceglierò uno dei più brevi per dare
un esempio dello stile del traduttore:
(/. 269, r°) Poulieul est chault et sec ou tiers degré. Les Grecs Tapelent
gliconìum. L' en le doit cueillir ou temps qu' il a ses fleurs et
le doit on secher en Y ombre; Y en le peut garder par ung an.
L'en met en medicines les feules et les fleurs et jette l'en les
estoes. Il en est . ij . especes de poulieul: e' est assavoir le masle
in Francia nel secolo XV, come si rileva dai versi seguenti, aggiunti in fine
dal copista:
Explicit cest herbolìaire
Auquel a heu assés affaire.
A Bourg, il a esté escript
Mil CCCC cinquante et ftuit;
Et V a escript, e' est tout certain,
Le patron de sa propre main.
Priés pour luy, je vous en prye,
Pour amour de la compaignye.
Le petit Pelous.
1458.
(1) Vedi Brunet, Manuel du libraire, art. « Arbolayre » e « Grant
Herbier ». '
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24 I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
et la femelle. Le masle a fleur bianche et la femelle rouge, et
est le meilleur et qui a greigneur vertu, et V appello V en
poulieul cervin. Il a vertu de disseparer, espartir et degaster
humeurs. Contre froit rieume vault mettre sus la teste ung
sachet plain de poulieul, chauffé sus une tieule chaude sans
autre liqueur. Gargarismo fait de vin aigre ou V en ait mis
cuire poulieul avec figues de karesme seche la moiteur et ku-
midité qui descend a la uvete et aux gencives. Le vin aussi
vault contre toux causée de tiroide humeur et gliueuse se il y
a cuit poulieul, et si vault contre la douleur de V estomac et
des boyaux causée de ventosità ou de froidure. Tourteaux oa
crespes faites de farine et de la poudre deliée de cette herbe
vailent a ce mesmes. Emplastre fait de poulieul cuit en vin
vault a ce mesmes. Petit baing ou chaudiement fait es parties
naturelles, de V eaue ou du vin ou elle ara cuit, seche la marris
et escorche V entrée. Les fenimes de Salerne usent moult de
ceste maniere de faire.
L' ultimo articolo dell' opera, che ha per titolo « Zuccata,
<? est succre » termina con queste parole :
(f. 170, v°) Il est bon a ceulx qui sont sechez et amaigriés par maladies;
a ceulx qui on courte alaine par sechete de poitrine, et le doit
on mesler avec leurs bevraiges et viandes, car il les fera entrer
en char et les amoistira.
Et pour eviter prolixité, cy est la fin de ce livre ou quel
sont contenus les secrés de Salerne. Explicit.
L' ultimo foglio di guardia contiene varie ricette d' altra
mano.
Altri manoscritti di questa traduzione non ho potuto rin-
venire, fuor di quello segnalato da P. Paris, e conservato nella
Biblioteca nazionale di Parigi sotto il num. 7100 (1). Un' altra
copia, consultata da Ernesto Me'yer (2) per la sua Storia della
Botanica, è scomparsa dalla • Biblioteca di Koenigsberga, sin dal-
l'anno 1858 senza lasciare traccia di se.
Per ulteriori informazioni sull' opera del « Platearius » ri-
mando al mio lavoro inserito nelle Memorie della R. Accademia
di Modena, voi. IV, Serie II, col titolo « U opera salernitana
Circa instans ed il testo primitivo del Grant Herbier en fran-
(1) Paulin Paris, Les manuscrits fran$oist voi. V, p. 228.
(2) E. Meyer, Geschichte der Botanib, voi. IV, p. 158.
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE 25
gois, secondo due codici del secolo XV conservati nella R. Bi-
blioteca Estense (1). »
Num. 29
Ànonyiuas. Historia gallica itineris transmare a Carlo Magno suscepti.
Anonymus. Historia gallica Hierosotymte ac réliqum Terrai Sancta a
Goffredo Bullionio in suam dictionem redacta.
Codex chartac. in fol sac. XV. — Mss. XI. B. 21.
28 cm. X 21 cm. La scrittura di esso appartiene alla fine del
secolo decimoquarto od al principio del secolo seguente.
Sospetterei che fosse stato acquistato dal marchese Niccolò
d' Este allorché questi si disponeva ad intraprendere, nel 1413, quel
viaggio nell1 Oriente di cui possediamo tutt' ora la relazione (2).
In ogni modo questo codice deve aver fatto parte della libreria
primitiva degli Estensi a Ferrara, poiché nel già citato inventario,
del 1436, illustrato dal Eajna, in parte, (3) e più recentemente
dal dott. À. Cappelli (4), troviamo le due menzioni seguenti:
Libro uno chiamato Gutifre de Bilione, in membrana coverto
de chore roso et ligado a la fiorentina, in francexe.
Libro uno chiamarlo Gutifre di Buione, del viazo de Citarlo
cimi una coverta de carta de piegora, in francexe.
I cinque primi fogli del nostro codice contengono la leg-
genda religiosa di un preteso viaggio di Carlo Magno in Terra
Santa, la quale differisce alquanto dalla narrazione analoga ri-
portata nelle Cronache di S. Denis (5), ed anche da quell'altra
(1) Riguardo a tale memoria vedi: Bomania, XVI, 589-597. (Paris,
1887) — Bevue critique d' histoire et de littérature, XXII, 349-353
(Paris, 1888) — Archiv der Pharmacie, Bd. XXV,Helft, 15 (Halle, 1887)
— Botanìsches Centralblatt, Bd. XXIX, pp. 33-35 — Bevue de la Société
frangaise de Botanique, voi. V, pp. 207-212, ecc.
(2) Collezione di opere inedite o rare, voi. I. — Torino, 1861.
(3) Romania, II, 50-58. — Parigi, 1873.
(4) Giornale storico della letteratura italiana, XIV, 1-30 — Torino, 1889.
(5) Mecueil des Historiens des Gaules et de la France, t. V, pp. 269-
281. — Paris, 1744.
Fra i brani di codici francesi, provenienti da antiche legature di libri, clie
sì conservano nel R. Archivio di Stato in Modena, riscontrai testé un foglio
Il presente codice ha 131 carte colle dimensioni di
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26 I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
pubblicata dal Moland (1) secondo un ms. della Biblioteca del-
l' Arsenal di Parigi. Però questi tre testi francesi hanno tutti
per base lo scritto latino intitolato, in un ms. della Biblioteca
Nazionale di Parigi, proveniente dall'antica abbazia di S. Ger-
main des Prés :
« Descriptio qualiter Karolus Magnus clavum et coronarvi
Domini à Constantinopoli Aquisgrani attulerit, qiMiterque Ka-
rolus Calvus ìicec ad sanctum Dionysium retulerit ».
Questo racconto favoloso, sUrebbe stato inventato, secondo
T abbate Lebeuf (2), nel secolo XI, da un frate dell' abbazia di
S. Denis, per accreditare certe reliquie le quali Carlo il Calvo
aveva transportate colà da Aquisgrana.
Nel codice dell'Estense l'opera principia in tal modo:
« Cy commence et s'ensieut Tistoire da voiage que
Charlemaine fist oultre mcr, et dont vint et comment fu
establi le lendit.
Au temps que Charlemaine gouvernoit le roiaume de
France, souffroit saincte eglise moult de diversités contraires,
mais Charlemaine, qui de tout son povoir s'estoifc donné a
faire eglise tant cornine povoit, faisoit soustenir et garder pais
a saincte eglise
Come termine di paragone colle due altre redazioni francesi
della medesima leggenda, riprodurrò l' episodio seguente del viaggio
di Carlo:
(f. 2Ì r°) Tant erra qu'il vint en un bosc ou il avoit grant pian té de
lions, d'ours, de tigres et d'autres bestes sauvages. Ce bosc
ne povoit estre passe en mains de ij jours; mais pas ne dit
isolato del sec. XIV, sul quale v' era la fine del cap. vij et il principio del
cap. viij della suddetta leggenda. In esso era il titolo di quest'ultimo capi-
tolo: « Comment li fus de la saincte couronne reverdi et fiori par mi-
racle; et d'un autre miracle qui avint en cele heure, que III C et L ma-
lades furent gueri. Et puis dou tiers miracle : Comment li gans se tìnt
en V air, et puis des loenges que li pneples rendi a Dieu. »
(1) L'. Moland, Origines Uttéraires de la France, pp. 386-393. —
Paris, 1862.
<2) Histoire de V Académie Eoyale des Inscriptions et belles-lettres,
t. XXI, 136 e seg. — Vedi particolarmente G. Paris, Histoire poétique de
Charlemagne, pp. 53 e 339.
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE 27
Fistoire combien ce bosc estoit pres ou loing de Constantinoble.
Le roy entra en ce bosc, commc ci! qui cuide passer; mes il
se desvoierent pour F obscurté du bosc et le chemin divers.
Quant la nuit fu passée et ce vint %au Inatin, le roy estoit
^acouté sur un lit et coraraencha a lire soit psaltier; et estoit
le sens tei de ce qu'il lisoit: « Sire, maine *moy es sentiers
de tes cominandemens car je le veul. Encline mon cuer en
tes coramandemens, non mie en avarice ». Dont s'apparu un
oiseau de coste le lit du roy, et commencba cel oisel a
pardi re celle psalme si hault que tous Foui'rent. Sy s' esbahirent
et distrent que c1 estoit demonstrance de Dieu. Mais en la fin
de s'oroison, le roy dist un autre vers ainssy: « Sire maine
moy hors de chartre que m'ame regehisse ton saint nom. »
A ce mot cel oisel commencha a tchanter, et dist : « Francois,
que dis tu, que dis-tu? »; et puis le salua en grieu, et luy
dist: « Chere, basileu anichios (1) », e' est a dire: Dieu te
gart, roy non vaincus. Adone ne doubterent mìe de ce que
F oisel avoit dist, et bien apparu qu'il estoit message de Dieu.
Ce fait F oisel se parti d'ilec, et Fost le suy par un petit
sentier, tant qu'il furent a leur droicte voie qu'ils avoient
perdu le jour devant. Dont oirent Foiselet qui leur dist:
« Pelerins, tenés vostre voie vela cy » . Dont fu li ost molt lié,
D'ilec erra tant li rois qu'il vint en Constantinoble, et Fem-
periere le rechut a moult grant joie.
Verso la fine parlasi delF. istituzione della nota fiera del-
V Indictum al monastero di €harroux (2).
« Le roy et les prelas porterent devotement ]es sainctes
reliques en un mont qui est de coste la ville (Ais la Chappelle),
et la furent monstrées a tout le peuple devotement. Apres
establi le cJergié, par le confermement et auctorité du roy, que
a Courious mais serait monstre le sainctuaire ou mois de
juing. Ceste feste appellerent lendit, et ordrenerent et esta-
blirent par le confermement du Boy a tenir a *Courious et les
prelas s'y accorderei! t
Al fol. 5 r° F opuscolo termina colle parole :
Charles le Chauf. mist le sainct clou a S. Denis et les
sainctes espines et la saincte et digne quemise de nostre Dame
(1) Corruzione di Xaipi, |3a(7tXeù avcxYjroS.
(2) Vedi Histoire de V Acad. des Inscr. t. XXI, p. 151.
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
a*Chartres, et en pluseurs autres lieux departi les sainctcs
reliques.
Cy fine Fis'toire du voiag cVoultremer fait par le grant
Carlemaine, et corame le len<ìit vint a Paris.
De Jule Cesar jusques a Octavien Auguste, v; de Octavien
Auguste jusques a Crist xlij.
Cy finist le quint aage qui fait C et iiijxx ans et v. Les
chinqc aages sont ensemble iiij M et D CCCC lviij ans. Au
xlij an de Octavien Auguste que tout le monde fu en pais,
messire Jhesucrist consecra et c .mmencha le sixte aage du
monde, quant il nasqui de la vierge Marie en 1? avesprement
du monde.
Subito dopo principia un breve scritto il quale, in qualche
altro codice, ha per titolo: « Descriplio quotiens Jerusalem capta
fiat, » e che, secondo P. Meyer (1), sarebbe dovuto ad un certo
Pierre, vissuto nel principio del secofo XIII. Eccone le prime righe:
(f. 7, r°) Longe temps.devant V incarnation messire Jhesucrist out une
cité en Grece qui avoit noni Elide, et les gens d'icelle Elidiens,
pour le nom de la cité, si cornine de Kome Romains. Ces gens
se corabatoient par nombre de v, et ilz establirent enti*' eulx
une institucion quMl appelerent Olimpiade. Olimpias e' est mot
tout droit de iiij ans, pour ce que une olimpiade fait quatre, et
ces quatre ans estoient en pais et au v se conibatoient. *
A xlij ans de celle olimpiade prist Nabugodonosor Jhe-
rusalem
Le ultime parole sono, sul verso del medesimo foglio:
A mille ans cent iiijxx et vij de T incarnacion la reprist
Salbadin le plus preu Sarrazin qui onc cauchast esperon; et
Sul verso del foglio 5, troviamo il principio di'una genea-
logia divisa in cinque età:
Di vision des aages et declaracion.
Adam avoit CXXX ans quant il engendra Seth; Seth en
avoit nonante IX quant il engendra Cainian, ecc.
la quale finisce al fol. 7, r°
in tal modo:
(1) Romania, XVI, 63.
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE 29
puis toudis Tont tenue Sarrazins, et sont encore, et seront
tant cornine Dieu plaira.
Cy finent les prises et conquestes de Jherusaleni, de de-
puis le commancement de l'olimpiade. « ,
A questi opuscoli fa seguito un' opera più importante di
122 fogli, copia inedita, e forse unica, di una cronaca * delle cro-
ciate, la quale si estende fino alla morte di Filippo il Bello, cioè
fino all' anno 1314. Tale manoscritto, già segnalato agli storici
Bernardini delle crociate, (1) nel secolo scorso (probabilmente da
La Curne de Sainte-Palaye ), venne dipoi menzionato da parecchi
letterati quali il Marbio, (2) il Riant, (3) ecc.; ma, a quanto mi
consta, non fu mai pubblicato intorno ad esso alcuno studio par-
ticolare. In gran parte è una compilazione molto ristretta della
voluminosa Historia rerum in partibus transmarinis gestarum
scritta da Guglielmo di Tiro, nel secolo duodecimo. Poco appresso
come nella traduzione francese di quest'ultima opera, il principio
del nostro manoscritto è:
(/*. 9, r°) Les anciennes histoires dient que Heracles le empiere fu moult
bon crestien, et moult Jbien gouverna V empire, et fu après
Mahomet*. Cestuy Heracles occist Cosdroa et conqaist Perse.
Cosdroe, le quel il prist, avoit conquis Jerusalem et tout le
pai's essilié, et si avoit emporté la vraie croix# et sy entraina
le patriarche Zacharie et moult d' aultres, et par le com-
„ mandement Mahon, qui la loys luy avoit donnée, Heracles fist
* un patriarche qui ot nom Modestes, et refist les eglises. Dout
puis vint Hamars, le filx Carep
Il nostro compilatore è lungi dall' essere sempre esatto, e
frequenti lacune interrompono la sua narrazione. Di un certo
interesse storico dovrebbero essere gli ultimi fogli, nei quali la
cronaca è però spesso dipendente dai continuatori di Guglielmo
di Tiro. Come esempio del suo modo di compendiare basta citare
queste poche righe:
(f. 80, r°) Bonifaces, le marquis de Montferrant, ouy que son nepveu estoit
roy de Jherusalem, si se croisa et vint a Acre. Le quens de
(1) Ristoire des Croisades, pp. 353 et 3G1. Ms. della Biblioteca Na-
zionale di Parigi, N. 9070 (anc. suppl. fr. 250315).
(2) Ch. Marbio, Manuscrits relatifs à V histoìre et à la littératare de
France, p, XVI. Milano, 1839.
(3) Arohivcs fa V Orimi latin* tome. I,..p. 254, Paris, 1881»
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
Triple et les barons luy firerit bon semblant; sy* luy donna le
Castel de S. Helie. Et pour ce Y appelle on Helie que Jhesu
Crist et. Helie y jeunerent la xlfi; il siet a un mille de Jheru-
salem et a iij du fluv Jourdain. Ce Boniface avoit un filx qui
avoit nom Conrat, al Colrat, qui se.croisa; et ala après son
pere en Jherusalem, maiz le vent le mena en Constantinoble (1).
Il cronista si ferma all' anno 1314, menzionando la distru-
zione dell' ordine dei Templari, i supplizi delle nuore del re
Filippo il Bello e dei loro complici, i due giovani figli del Sire
d'Ausnoy-lez-Poissy ; poi in fine la morte del re di Francia con tali
parole :
(f. 131, r°) En cel an mouru le roy Phelippe par cbeoir de son cheval, car
au cheoir fu tei attourné que on V enfouy du jour a V ende
main; et bien devoit mourir honteusement, comme on disoit,
car par luy mouru et Phelippe son pere charnelx . et le pape
son pere en Dieu.
Cy fault et fine V istoire vraié de la conqueste de Jheru-
salem et de la Terre sainte tV Oultremer par le noble due Go-
defroy de Bullon, et quant rois latins y regnerenr, et comme
par Salhadin et autres paiens, ponr les pechés et iniquités des
crestiens, Dieu souffri la dessus donc sajncte ehité de Jheru-
salem et toute la terre rester conquestée. Et ceste Conqueste
ou geste fu cop^iée d* un livre si tres menu escript que a peine
se ty>voit on lire, et tant estoit d' ancienne escripture.
Deo gratias.
Num. 31.
Anonymus. Gallicus Uber incriptus: Le livre du Boy Modus et de la
roine Ratio.
Joannes de Franssierts: Livre de Fauconerie.
Godex chartac. in fol. sac. XIV. — Mss. XI, B. 17.
i
Le carte, in numero di 200, hanno per dimensioni
28 cm. X 20 cm.
Del primo scritto ( 156 fogli a 4 colonne ) che riscontriamo in
questo codice mutilo in principio, trovasi il seguente titolo su un
pezzetto di carta incollato sul margine inferiore del primo foglio:
(1) Cfr. Eecueil des Historiens des Croisades, HisU occid., Tome II,
p. 14-16, Paris, 1859.
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1 CODICI FRANCESI DELLA fi. BIBLIOTECA ESTENSE 31
Ci commenche le livre du roy Modus et de la royne Ratio,
qui parie des deduis et de pestilence.
Sebbene di una lettura piuttosto pesante a cagione della sua
forma allegorica, detta opera godeva un gran favore nei secoli
XIV e XV; ne fanno fede le numerose copie manoscritte perve-
nute a noi. Essa venne moltiplicata anche per mezzo della stampa,
sin dall'anno 1486 (1); però l'ultima edizione, curata da Elzear
Blaze a Parigi, nel 1839, è soltanto parziale.
Il ms. dell'Estense, mancante dei 149 primi versi dell'edi-
zione Blaze, principia con questi:
Il fault proceder sus le livre
Que Modus avoìt ordené
Contre Testat d'oysiveté
Nella prima parte, trattasi di vari divertimenti, e più parti-
colarmente delle diverse caccie. La falconeria comprende 40 fogli
e deriva dal famoso scritto di Federico II, De Arte venandi cum
avibus. (2)
In mezzo ad essa troviamo un curioso dibattimento in versi
del quale il principio e la fine sono:
(f. 69ò ) . . Ci devise le jugement des chiens et des oysiaus, le quel est
plus biau deduit.
Oés, je vous diray comment
Il fist ung argument
De deulx dames joennes et biaulx.
L'une avoyt chiens et l'autre oysiaux;
(f. 76* ) Pour luy donne mon jugement
Et par arest ly ai rendu;
Si prie a tous qu'il soit tenu.
Explicit le jugement au conte de Tanquarville.
Termina la prima parte del ms. al foglio 89a, con,
Explicit le livre dez deduys que le roy Modus ordena.
(1) Vedi Brunet, Manuel du libraire, art. « Modus ».
(2) Vedi J. Pichon, traiti de fauconnerie composé par Vempereur
Frédcric IIr de ses mamtscrits, de ses éditions et tmductions, Paris, 1864.
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32
I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
Immediatamente dopo segue un componimento ascetico, fasti-
dioso, che fa difetto nell'edizione incunabula, ma che venne stam-
pato isolatamente nel 1505, col titolo : « Modus et Ratio, De di-
vine contemplation. » Ne riprodurrò le prime righe:
(f. 89b ) . . Ci devise le songe de Tacteur, de pestillence, et comment lez
vertuz en furent chassiées.
L'an de grace mil CCC XXXVIII, apres ce que je ay ea
copié du livre dez duis, si comme il sont escris en cest livre,
et comment je l'avoie veu et trouvé en un livre bien ancien,
si cornine le roy Modus les avoit ordenés. En celuy an, le quart
jour d'avril, avint que je estuye en grant pensée de trouver
matiere plesant, de la quelle je pensoie a emplir mon livre, et
aloie tout seul panni une forest, une heure avant et Tautre
arriere, triste et dolant que je ne povoie avenir a la matiere
que je desiroie. Si m'assis au pie d'un arbre et in' endormi en
celle pensée, et en songant m'estoit a vis que je veoie le roy
et la royne Ratio, sa fennne, lesquelz parlent a grant foyson
de gens de divers estas; car lez uns estoient clers, les autres
nobles et les autres estoientr gens de labour
Leggesi a foglio 155b : #
Je fay conclusion de mon livre en vers rimés, où je fays
une petite introduction et priere pour le noble roy de France,
que se commenche ainsi;
Che sont les vers rimés.
Je prie a Dieu omnipotent
Qui gard de mal et de torment,
De meschief et de villenie
Il libro termina al foglio seguente:
(f. lòGd )
Pour quoy je depri humblement
Elle qui est de grace plaine,
Que celle de pechié ramaine
A la voye de sauvement.
Amen.
Explicit le livre du roy Modus et de la royne Ratio qui
parie dez deduis et de pestillence. L'an de grace mil CCC lxxx,
et cetera.
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE 33
La suddetta poesia finale venne pubblicata per la prima volta
da P. Heyse (1), nel 185(3, secondo il testo dell' Estense. Il Blaze,
die sembra aver ignorato l'esistenza della nostra copia, ne aveva
riprodotto soltanto gli ultimi versi, tolti da altro manoscritto.
Assieme al Libro del re Modus, trovasi unito nel medesimo
codice un secondo testo a penna, scritto pure su carta, ma con
carattere della fine del secolo decimoquarto, e con paginazione
propria. Esso contiene il noto trattato di falconeria, compilato da
Giovanni Fraucieres, contemporaneo di Luigi XI, re di Francia.
Secondo il Brunet, il trattato del Francieres fu stampato per la
prima volta a Parigi, verso il 1531 ; poi a Poitiers, nel 1567,
con due altre opere consimili, l'una di Guglielmo Tardif, l'altra
di Arteloucbe d' Alagona.
Il ms. dell' Estense principia col dare alcune interessanti in-
formazioni sulla composizione dell'opera:
(fot. 1, r°) Cy commence ung livre de faulcoimerie le quel frere Jelian de
Franssieres, ch?ralier de 1* ordre de Saint Jehan de Jherusalem,
commandeur de Cherisc (1) en France, a detraict et assemblò des
livref des trois maistres faulconniers cy apres nommez, en leurs
temps moult expers et tres savans en l'art et science de' faul-
coimerie. Et les quelz livres del diets maistres ' le dict com-
mandeur a trouvé par pieces divisées en pluseurs lieux, et les
a rasemblées et mis en ordre au mieulx qu' il a pleu, selong
l'art de faulconnerie, et selon la nature des faulcons, cornine
cy apres se monstrera et sera traictié ou premier livre. Le
quel livre a esté extraict et coppie par noble et puissant sei-
gneur mons frere Pierre de Bosredont, chevalier de 1' ordre de
Saint Jeban de Jherusalem, conseiller et chambellan du roy,
nostre sieur, commandeur des commanderies de la Romaigne,
Pontaubert, Robecourt et Visatre les Nansy.
Seguono brevi cenni biografici sui tre maestri falconieri
Molopin, Michelin et Aymé Cassian ; poi è parola delle proprietà
di sette generi di falchi da caccia, e del modo di guarire le loro
malattie per mezzo di ricette, delle quali l'ultima è:
(f. 44, r°) Reraede pour esebaufure. Prenés de la feulle de bethe de quoy
on fait la poirée, et de la feulle de large . plantain et de la
feulle de esclaire, et broyés tout ensamble et le mettés sur la
(1) P. Heyse, Romantiche Inedita^ p. 166.
(2) P. Paris, (Mss. frewQ. V, 217) lesse Choisy in alto copie,
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34 I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
dite eschaufure, et se ne trouvés des trois horbes, il souffit de
deux ou de'Vune simple, mais il est milleur de deux ou de
trois ensamble.
Sullo stesso foglio furono aggiunte da mano posteriore poche
altre rioette analoghe. La prima di esse è detta:
Pouldre pour le chancre, baillé par recepte de frere Phelipe
de Nevers.
Num. 32.
Osmnndns Metensis. Liber inscriptus: Imago Mundi.
Codex membran. in fol. Scec. XIII. — Mss. XII, C. 7.
Le dimensioni del presente codice sono 27 cm. X 19 cm.,
ed il numero dei fogli è di 52, a quattro colonne. La paginatura
è indicata alla parte inferiore di alcuni fogli in un modo assai
curioso ; per esempio : III (13), ìffl ( 14 )..., -V ( 25 ), -VI ( 26 ) ecc.
La scrittura non pare risalire al di là della prima metà del sec. XIV.
L1 Image du monde, il primo poema enciclopedico che sia
stato* scritto in lingua francese, venne pubblicato sin dai pri-
mordi della' stampa (1). *Fu composto nel 1245, da Gualtiero
di Metz (2), il quale ne trasse la materia da varie opere
latine consimili, e particolarmente dall'Imago mundi di Onorario
d' Autun (3). Questo poema francese ci è conservato in una set-
tantina di copie manoscritte delle quali 52 porgono il testo ge-
nuino primitivo e le altre una redazione posteriore, attribuita
all' istesso autore, e caratterizzata da parecchie aggiunte abba-
stanza rilevanti. Secondo le classificazioni che di tal opera fece
il sig. Daniele Grant (4), in una sua tesi presentata all' Ecole des
(1) Il Brunet cita, sotto il titolo « Livre de clergie », alcune edizioni
del rifacimento in prosa, di cui si conservano pure parecchie copie manoscritte.
(2) Histoire littéraire de la France, XXIII, 287-335 — Legrand
d'Aussy, Notices et extraits des mss. de la Bibl. nat.f V, 243-266 — Bo~
mania, XV, 314 e 643 — G. Haase, Untersuchung ilber die Beime in der
4t Image du monde » des Walther von Metz, Halle, 1880 — C. Fant,
L' Image du monde,... Upsala, 1886, ecc.
(3) F. Fritsche, Untersuchung ilber die Quellen der « Image du
monde » des Walther von Metz, Halle, 1880. *.
(4) Ecole nationaìe des Chartes. Positions des thèses soutenues par
les élèves de la promotion de 1885 pour obteni le rdiplóme dy archiviate-
paléogrophe pp. 81-84 (Paris, 1885) — id. pp. 83-87 (Pam, 1886). .
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
35
Charies di Parigi, la copia dell' Estense apparterrebbe alla ca-
tegoria dei manoscritti non interpolati, cioè di quelli che com-
prendono 6500 versi air incirca.
Principia con una specie d' indice :
(/. 1.*) lei commence ci livres qui est apellés Ymage dou monde (1).
Cis livres de clergie en romant, ki est apellés Ymage du monde,
et tient par tout LV capitres et XXXVIII figures, sans les quels
livres ne porroit pas estre entendus legierement ; ki est devisés
par III parties. La premiere partie contient XI III - capitres et
Vili figures La seconde partie contient XIX capitres et IX
figures La tierce partie contient XXII capitres et IX figures.,..
L'amanuense fece due errori coli' indicare prima 38, poi 26
figure; negli altri mss. della prima redazione esse sono sempre
in numero di 28. Del resto nel nostro codice il loro posto è ri-
masto in bianco. Esse, come nella maggior parte delle altre copie,
sarebbero state forse soltanto goffi disegni geometrici relativi
alla geografia ed ali1 astronomia; tuttavia la loro mancanza è
assai rincrescevole, in quanto che basandosi sui criteri del Grand,
si sarebbe potuto avvantaggiarsene per la classificazione del ma-
noscritto.
Sul verso del primo foglio troviamo il prologo scritto su due
colonne ed in versi ottonari come il rimanente dell'opera:
(f, l.d ) Ci commence le prologue.
Qui veut bien entendre cest livre (2) .
Et aprendre tele clergie
Dont iniex lisoit tote sa vie
Si lise' tout premierement
Il poema si apre in tal modo:
(f. £.a) Quant Diex (fist) (3) le monde premiers,
Il ne li estoit pas mestiers.
Autant et devant, comme apres,
Diex fu et est, et iert adès. ♦
Il ne s'en amenda de riens.
C'pnques ne li falli nus biens....
(1) Il titolo trovasi ripetuto su un pezzo di pergamena incollato nel
margine inferiore del medesimo foglio.
(2) Dopo manca il verso: E savoir coment il doit vivre ».
(3) La parola fist, dimenticata dal copista, venne aggiunta sopra il Yersa
da mano posteriore.
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36 I CODICI FRANCESI BELLA. R. BIBLIOTECA ESTENSE
La prima parte contiene un* introduzione filosofica e metafi-
sica; la seconda è consacrata alla geografia ed alla meteorologia,
e la terza è riservata principalmente all' astronomia.
Gli ultimi versi sono :
(/. 52d ) Et la joie de paradis
Que Diex nos otroit a touz dis,
En qui tote pitié abonde.
Chi fenist Timage del monde.
A Dieu cometiche, a I?ieu prent fin,
Qui les biens nos done a la fin.
En Tan de Tincarnation
As rois, a Taparition,
MCC et XLV anz,
Fu premiers parfais ci* romans.
Vos que avez o'i V esc ri t,
Del fil Damedieu Jhesu Christ
Et dei monde que Dieu forma,
Le siede une autre forme a
Que vos devés apres entendre,
Qui del siecle volés entendre,
Quel chose est et comment va.
Una curiosa particolarità del codice dell' Estense, la quale
non credo sia mai stata segnalata, consiste nel presentare, al set-
timo capitolo della seconda parte, fra i due versi:
Et si ne vous mervilliés mie
♦ S'aucune chose avés ole,
un' intercalazione di alcuni pronostici provenienti da composizioni
in prosa ed in versi di vari autori.
Senza titolo alcuno, comincia colle parole:
(/. 24b ) Se tu veus ton songe esprover, pren un livre et diras: « In nomine
patris et filii et spiri tu sancti, amen ». Par la premiere letre
É que tu troveras au commencement de la premiere page, si
troveras signifìance de ton songe:
A senefie bon eur et bone joie; B, grant seignouriej C,
avillement de cors
Dopo questo scritto, molto più bi*eve e affatto differente dalla
« Senefiance de V A, B, C » di Huon le Eoi, troviamo sullo stesso
foglio la traduzione dei pronostici, detti del « profeta Esdra »»
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
37
e fondati sulla coincidenza di Natale coi diversi giorni della set-
timana (1):
Se li jors de Nouel avient a dienienche, iver sera bons,
tues il sera ventos et jersera; estés sera bons et sains et ven-
denges seront bonnes; oailles et buez moulteplieront; miei
babondera
L'opuscolo finisce al foglio 25a:
Segue poi una serie di pronostici e di consigli per ognuno
dei giorni del mese lunare:
Questo scritto, un poco più esteso degli altri, è di qualche
interesse per il vocabolario. Eccone qualche esempio :
5. Lune Li songes sunt suspitious et doutous. — 13. Li
enfes qui naistra sera atestieres.... — 21. Li enfes qui naistra
sera pupiables et la puceie ausi. — 22. Li enfes qui naistra
sera pupiables et pecerres Bon est l'aire saignier des moi-
guiables sans nule detraction... ecc.
Al giorno 29 fa seguito questa raccomandazione:
Garde iij jors mortex, c est a savoir: le premier lundi
d'auoust, le derrer lundi de septembre, le lundi de l'uistisme
kalende d'avril (2).
L' opuscolo intercalato per ultimo è quello delle così dette
« Profezie d' Ezechiel », piccolo poema (3) che nel nostro codice
(1) « Hesdras prupheta invenit scriptum in tempio Domini, quod si
Natalis Domini evenerit die dorninica, hyems erit bona, ecc. » (Vedi Bul-
leUn de la Socie té des anciens textes frangais, Vili, 88).
(2) Vedi Bull, de la Soc. des anc. textes fr., II, 74 e Vili, 93.
(3) Jubinal, Jongleurs et Trouvères, p. 121 e seg. — Bull, de la Soc,
Vili, 76, III.
S'il avient ausi que li jors de Noel trespasse del samedi
jusqu'au lundi, cueliés toz grains en Fan quMlseraau disade,
* car il seronfc moult chier en Fan qui sera au lundi.
1. Lune est profitable a toz, fors chi chiet en langor; il
languist longement. Li enfes qui est nés est viables et n'est
pas riche ; il sera de bone renommée et saige, et bien letrés
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38 I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
è quasi del tutto rifatto in prosa, ad eccezione dei primi versi
seguenti e di pochi altri:
*
( /. 26 Eri terre de labor et de proniission
Ot jadis un prodou, Zezechiel ot non,
Saiges hons fu dou siede et de la loi devine,
Moult ama Domidieu et le soie doctrine
De ce qui estoit enfes, levoit toz jors matin
Et aloirt a T escole por aprendre latin.
# Un livre nos escrit e' on apelle « Les ans » ;
Qui garder le vaudroit tous dis seroit manans....
*
Finisce col paragrafo « Quant li mois de jenvier enterra par samedi.... »,
di cui la ultime paróle sono: Les bestes morront forment; et^decuillir
cevanche (f. 27*).
Immediatamente dopo, il copista riprende il seguito del poema
T « Image du monde ».
Num. 33.
Joannes de Mandeviile. De statu Terree sancta, et mirabilibus ibi a se
visis. Gallice.
Idem* Fragmentum vita Christi gallice scriptee ac ex pseudoevangeliis
depromptés ; in fine mutilum.
Codex chartac. in foli Sac. XIV. — Mss. XIr F. 17.
Dimensioni: 28 cm. X 21 cm. ; fogli 89.
Abbiamo nella prima parte di questo codice una delle opere
più favorite dei lettori dei secoli XIV e XV. Difat^ la relazione
che Giovanni di Mandeville fece dei propri viaggi nell'Oriente
venne moltiplicata con numerose copie manoscritte; e, già nel
secolo XV, ne furono stampate sino a 27 edizioni in varie lingue (1);
e di queste edizioni incunabule ve ne sono otto per la sola lingua
francese, la più antica delle quali fu stampata a Lione nel 1480 (2).
Questa narrazione fa parte delle collezioni dei viaggi in Palestina
di Th. Wright (3).
(1) Vedi Fr. Zambrini, prefazione ai « Viaggi di Giov. da Mandavilla »
Scelta di curiosità letterarie inedite e rare dal sec. XIII al sec. XVII;
disp. CXIII, CX IV, Bologna, 1870. — Vedi pure un interessante articolo
della Eetrospective Beoiew, III, p. 269.
(2) Il Brunet ne annovera anzi due edizioni diverse stampate a Lione
iti queir anno 1480.
(3) Thomas Wright, Early Travels in Palestine, London, 1841.
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE 39
I tre primi fogli del codice dell'Estense, senza paginazione,
porgono un indice delle materie contenute nel libro del Mande-
ville. Poi sul primo foglio numerato leggesi:
* Cy comence le livre Jehan de Mandcville chevalier, le
quel parie de T estat de la terre sainte et des inerveilles qu1 il
y a veues. *
C est le prologue. — Coinme il soit ainssy que la terre
d' oultre mer, e1 est a savoir la terre sainte, que Ten dit la
terre de promission, entre toutes autres terres soit la plus
excellente
Nel detto prologo trovansi alcune notizie intorno al viag-
giatore ed al suo libro:
(f. i, r°).... Je Jehan de Mandeville chevalier, jassoit ce que je ne suis di-
gnes, nés et nourriz d' Aingleterre, de la ville de Saint Alan,
qui passay la mer Fan Mil CCC XXII, le jour de saint Mi-
chiel, et qui depuis ay esté oultre mer par Ione temps, et ay
veu et environné maint pays et maintes diverses provinces et
par maintes diverses regions et diverses islez
Et saichiez que je eusse ce livre ycy mis en latin
pour plus briefrnent deviser, mais pour ce que pluseurs enten-
dent miex roumant quo latin, je l'ay mis en roumant, pour
ce que chascun Ten tende et que les seigneurs, les chevaliers
et les autres nobles hommes qui ne scevent point de latin ou
pou, et qui ont esté oultre mer, saichent et entendent se je
dy vroy ou non
II racconto principia al foglio 2, r°:
Cy commence a deviser partie du regions de la Terre
sainte, et de la facon de la vraye croìs nostre Seigneur.
In mezzo a molte favole, od almeno a fatti inverosimili, il
Mandeville raccolse sui costumi dei paesi orientali molti dati che
riescono tuttora interessanti, sebbene siano spesso esposti in un
modo troppo conciso. Ecco per esempio come parla dell'Egitto:
(f. 14 r°) En Egipte y a aussi jardins qui portent fruit VII fois Fan, et
si treuve Fen en terre de belles esmeraudes assés, et pour ce
en font il grant marchié. Item quant il pleut une fois en esté
en la terre d' Egipte, lors devient le pays de là plain de souris.
Item au Kair vent on hommes et femrnes communement d1 autre
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1 CODICI FRANCESI DELLA R. BlBLlOTEcl ESTENSE
loy, si comme on fait yssy bafetes au marchié. Et si a une
maison commune en la ville qui est plaine de petiz fourniaux;
et là portent les fames de la ville leurs oves des gelines, $es
oies et des annettes pour mettre en ses fourniaux. Et ceulx,
qui gardent les fourniaux et la maison, le eouvrent par chaleure
de fìens de cheval, sans gelines et sans autre oisel; et au
chief de iij sepmaines ou de un mois les femmes retournent
et prennent leur poucins et les nourrissent, si que tout le
pays en est plain, et ce fait on en yver et en esté.
Verso la fine V autore ci fa sapere che egli si decise a met-
tere in iscritto i suoi ricordi di viaggi, allorché era divenuto
vecchio e afflitto dai dolori della podagra, ed egli domanda ai
lettori di pregare Dio per lui :
(f. 82 } v°) «Tay ces choses compillées et mises eu escript tout ainsiy qui
m'en puet soubvenir, Fan de grace Mil CCC lvj, le XXXVe
an cornine je sui parti de nostre pais, si prie a tous les lisans
et liseurs, s' il leur plaist, qu'il vuellent a Dica prier pour moy....
Dovrebbe essere inoltre di un certo interesse per la storia
dei libri nel medio evo, la dichiarazione colla quale l' amanuense
chiude la sua nitida copia:
(/". 82, r°) Explicit le romant Messire Jehan de Mandeville, chevalier de la
nacion d1 Angleterre, escript et accomply l'an de grace nostre
Seigneur Mil OCG lxxxviii, le X° jour de decembre par la
main maistre Pierre le Sauvaige de Cbaalons en Champaigne,
maistre en ars, demourant adone a excellent et puissant prin-
cesse, la duchesse de Touraine, contesse de Valoiz et de
Beaumont.
I due fogli che seguono sono rimasti in bianco, ma al foglio
85, r°, troviamo un frammento della vita di Gesù piuttosto mal
scritto, da mano del sec. XV, che comincia con queste parole;
Jl avint un jour que Herodes le roy feist decoler les
anfans qui estoyent de Taage Jhesu, que li anges nostra
Seigneur s'aparut a Joseph et li dist: « Va et prent Marie
et l'enfant, et maine en Egipte pour la voye dez dessers ».
Quant Joseph oy ce, si fist le conmiendement de V angle et
s'en ala
Tale opera consiste in molti racconti leggendari, tratti in gran
parte dai vangeli apocrifi, relativi all' educazione di Gesù ed ai
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
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miracoli che egli operò durante la sua infanzia. A titolo d' esempio
ne citerò alcune righe che si potranno paragonare coi passi cor-
rispondenti del Tractatus de Pueritia Jeju secundum Thomam
( cap. Vi, XII), ovvero con quelli dell' Evangelium infantium Sai-
vatoris arabicum (cap. XLVIII, XLIX) (1):
(f. S7, vn)„„ Maistre £achiés dist a Marie et a Joseph: « Donnés nioy
l'enfant et je le bailler.jy a maystre Levi qui luy enseiifgnera
letres. Lors vindrent Marie et Joseph a Jehsus, si le losenguerenfc
tant qu'il le menerent a l' escole et le presenterent a Levi le
vicllart pour anseignier, et quant Jehsus fu laens, si ne dist
imi mot du monde. Et maistre Levi monstra et enseigna une
letre a Jehsus et en com monca a la premiere letre, et dist a
Jehsus qu'il deist alpha; et Jehsus se teist et ne disi mot, et
maystre Levi fu couroucié, si prist une verge et en feri Jehsus
en la teste. Jehsus dist a Levi: « Pour coy me feres tu?
>Sapehez de voir quo cestuy que tu az f.ru set plus que tu ne
sais. Tu m'enseignes et je puis anseignier ce que tu me
- demandes »... .
( f. 89, r") Et avint la segonde fois que li pueple prierent Marie et Joseph
que ilz mesissent Jehsus a T escole; si le manderent a un
maistre pour aprendre science. Ce maistre li prist a enseignier
et li coumenda que il deist: « Di alpha. » Jhesus li respondy:
« Di moy premier que est a dire betha, et je te dirai que est a
dire alpha ». Et le maistre se courouca, si le fery. Mais tairtost
qu'il Tot feru, il chey mori ....
Il nostro ms., mutilo in fine, si feflba all'episodio del ricco
Giuseppe di Capharnaum, colle parole:
(/. S9 r°) « Pour coy n'as tu donne a cestuy qui est appellé par ton nom
le benefice da ta grace? » Joseph respondy..,.
I fogli che seguivano furono tolti evidentemente prima della
legatura attuale.
Num. 34.
Anonymas Dominicanus. Catechismus Gallicus in principio mutilus.
Codex membran. in 4.°: scec. XIII } — Mss. Xll, I, 30.
Attualmente questo codice comprende soltanto 116 carte di
25 cm. X 17 cm., ma manca, nel principio ed altrove, di parec-
(1) C. Tischendorf, Evangelia apocrypha, pp. 141 e 166, Lipsia, 185$.
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42
I CODICI FRANCESI DELLA B. BIBLIOTECA ESTENSE
chi fogli, che certamente ne furono strappati allo scopo di im-
possessarsi di belle miniature, alcune delle quali sono descritte
nel testo. Però di tali miniature il nostro codice non fu intieramente
spogliato; sei di esse possono ancora ammirar visi insieme a grandi
iniziali variopinte con oro. I caratteri gotici coi quali è scritta
T opera non mi sembrano dover risalire al di là della metà del
secolo XIV.
* Quanto air opera stessa, essa consiste in un trattato di mo-
rale, composto verso il 1279, che si conserva in numerose copie
a mano, sparse nelle principali biblioteche d7 Europa, con titoli
assai diversi, quali La Somme le Boi, la Somme des vices et des
vertus, les Dlx cmnmandemens de Dien, les Sept peche's mortels,
le Miroir du Monde, ecc. Nel secolo scorso, 1' abbate Mehus (1),
basandosi non so su quali ragioni, riteneva che tale trattato
fosse stato scritto prima in latino, poi in francese, da certo Gu-
glielmo, domenicano fiorentino, mentre altri lo credettero opera
di Fra1 Buggero Calcagni, oppure di San Tommaso d' Aquino.
Ma dopo le ricerche di J. Quétif (2), di L. Cigoli (3), e di t\ La-
jard (4), i dotti ormai sono d' accordo per riconoscere, quale
autore di detto scritto, Fra Lorenzo (Lorena, Laurentius Grallus)
confessore di Filippo III di Francia e predicatore domenicano, che
viveva ancora nel 1282, come rilevasi da un documento di quel-
l'anno, pubblicato dal Da Cange, in fine alla sua Storia di S. Luigi.
La Somme des Vices èt des Verlus vien annoverata dal
Brunet fra i primi libri stampati a Parigi (5), ma rimane sempre
a desiderare un' edizioni critica di quest' opera importante della
letteratura medievale (6), la cui riputazione fu grandissima oltre
(1) L. Mehus, Ambrosii Traversarli. ... latina epistola, t. p. I, 154.
Fbrentiae, 1759.
(2) J. Quétif. Scriptores ordinis prcedicatorum recensiti, t. I, p. 387
— Lutetiae Parisiorum, 1719.
(3) Atti delV Imp. e Reale Accademia della Crusca, t. II, p. 377 —
Firenze, 1829.
(4) Histoire littéraire de la France, t. XIX, p. 398 — Paris, 1838. „
(5) F. Chavaunes pubblicò, a Losanna, nel 1845, un estratto della
Somme col titolo « Mireour du Monde » . Inoltre due brani ne furono stam-
* pati neir articolo del Lajard, indicato nella precedente nota.
(6) Paul Meyer (Bull, de la Soc. des anc. textes fr. 1881, p. 48),
discorrendo di un frammento di tale scritto, dice: « Il serait bien à désirer
qvì un Jiomme laborieux et ver sé dans la littérature théologigue du
moyen-àge, fit un travail bibliographique sur cet ouvrage qui a été si ri-
fondu au mcyen-àge, et quijustifie son succèspar un réel mérite littéraire ».
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE 43
ai confini della Francia, come lo provano le versioni che se
ne fecero in provenzale, in catalano, in italiano, in ispagnuok),
in inglese, ecc. Alcune biblioteche d' Italia posseggono tuttora
copie manoscritte del Volgarizzamento fattone da Zucchero Beli-
ci venni nel principio del secolo XIV, il quale venne pubblicato ai
nostri tempi, prima da L. Rigoli (1), poi, in parte, da L. Bar-
bieri (2) con un frammento dell' originale francese conservato
nella R. Biblioteca di Parma. *
Il codice dell' Estense, mutilo, come dissi, principia con
queste parole del capitolo relativo al settimo comandamento:
de celui (de celui) qui elle est. En cest commandement
nous es àevée rapine et usure, et baveter autrui pour le sien
avoir
Al foglio 104 v.° trovansi le ultime righe coli' indice delle
materie :
Car cuer ne pourroit penser, ne langue deviser quel
chose est cele pes que Diex estuie a ses amis. Et par ce je
n'en sauroie fors bauboier ne dire chose souffisant. Dont je
n' en vueil ore plus dire, mes ci fìnerai ma matiere a la gioire
nostre Seigneur, a qui en soit toute Y onneur, qui nous ma hit
en sa compagnie, la ou est perdurable vie. Amen.
Ce livre compila et fist un frere de V ordre des pre-
ckeeurs a la requeste du roi Phelippe de Trance, en V an
de V incarnation Jhesu Christ, mil ce Ixxix. Deo gracias.
Ce sotti les livres qui soni contenuz en cest livre. Pie-
mie rement: Les X comandamenz — Des articles de la fot
cristienne — U Apocalipse S. Jehan — Vices et vertuz —
Comment on entent la pater nostre. — Les VII dons du
S. Esprit. — Les vertus cardynaus. De prudence. Dy atem-
prance. De force. De justice. — Des biens que les vertuz
nous font — Comment sainte paour nest du cuer. — Des
degrez et des branches d'umiliti. — De cuer humble —
Du don de science — De la vertu d? equité — De paresce
et de ses branches — Du don de conseil et de la vertu —
De misericorde. Des VII branches de misericorde. D* aumosne
— De V entendement et de la vertu de chastée. Des degrez
de chastée — De la vertu de sobrieté.
Explicit.
(1) Volgarizzamento delV Esposizione del paternostro fatto da Zuc-
chero Bencivenni — Firenze, 1828.
(2) Tratta tello delle virtù (Scelta di curiosità lett. inedite o rare,
disp. XXVI — Bologna, 1863). *
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44 I CODICI FRANCESI DELLA E. BIBLIOTECA ESTENSE
I dieci ultimi fogli del codice contengono un opuscolo di morale,
scritto da autore anonimo, come appendice all' opera di Fra' Lo-
renzo. Ecco in qual modo comincia:
(f. 105 r.°) Ci commencent les remedes contre les vices et les vertuz.
Nous avons parlé longuement du vice d1 orgueil et des
branches qui en jssent, et des raincelez qui issent des brauches;
or dirons et raetrons auenne raison pour quoi le vice d' orgueil
fet a fuir, et pour quoi on le doit hai'r, et pour quoi il fet
souverainement a»blasmer
Termina colle parole:
(/*. 116 r.°) La preseience de ce fruit apert en ce que Ten treuve
petit de ceuls qui aient ce fruit en leurs ne en leurs langues.
Or se gart chascuns qu' il ait cel fruit et les autres, si fera
que sages. Explicit.
Per completare la nostra nota su questo codice, dobbiamo
aggiungere che nei margini inferiori del primo foglio vennero
scritti, da qualche scriba della fine del sec. XV, due brevi aneddoti
tratti dalla Vita dei Santi. Il primo principia così :
Un eveke fu qui honora Saint Andrié tant que li diable
avoit si grant despiit, qu' il se fìit en forme de une damezelle.
Or vient au corte le eveqe. Tant flit elle que elle vient devant
lui.,...
L' altro, scritto sul verso, narra di un miracolo fatto da S. Ni-
colò, per un ebreo che era stato ingannato da un cristiano, al
quale aveva prestato danaro:
Il avoit presté un juf a un krestien un numbre d' argent.
et dernier li cristin nia. Or le juf n' avoit nul tesmoin ....
La storiella ci fa sapere che il cristiano fu punito di morte,
ma poi fu risuscitato sulla preghiera del buon ebreo, ' il quale
ricuperò il suo denaro, e, s' intende, veune tosto battezzato.
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE 45
Num. 39.
Lucns de Gail. Historia Joseph ab Arimathma et Sanctce Patina qua
nunc Gennai adservatur, gaìlice scripta,
Aiionymus. Gallica carmina de lapidibus pretiosis : opus in fine mutilvm.
Codex membran. in fol. scec. XIV. — Mss. XI, B, 9. -
Questo codice, senza dubbio il più importante della serie fi-
nora, ha per dimensioni 32 cm. X 22 cm. In principio vi furono
messi due fogli di guardia in pergamena, provenienti da qualche
opera latina di diritto ecclesiastico del secolo XVI, nei quali trattasi
« De privilegiis dotis hereticis mulieribas non protestandis » e di
altri argomenti consimili. Dopo seguono ottanta fogli di testo
francese, fra i quali parecchi vennero mutilati coir asportazione
di alcune delle miniature dipinte qua e là, in lettere capitali.
I caratteri gotici del ms. francese (sbiaditi alquanto sul primo
e suir ultimo foglio) dovrebbero risalire alla fine del secolo XIII
od al principio del secolo XIV.
Nei primi settanta quattro fogli troviamo, scritto su due
colonne, il rifacimento in prosa della specie di trilogia « Joseph
d! Arimathie, — Merlin — Percevaus le Galois », che sarebbe
stata composta nei primi anni del sec. XIII, dal poeta Roberto
de Boron (1), e della quale pervenne fino a noi, nella sua forma
originale, soltanto la prima parte con circa 500 versi della se-
conda (2).
Eoco le prime e le ultime parole di queste tre versioni in
prosa, secondo il codice della biblioteca Estense :
Joseph <P Arimathie o Le petit Saint Grani.
principio, f. 1* « Ce doivent savoir tout pecheor qne, devànt cou que notre
Sire venist en terre, qu' il faisoit parler les prophetes
en son noni
fine, f. 13À .... et se je le laissoie, a tant vos ne sariés que toutes ces
coses sont devenues, ne por quele senefìance je les
avoie departies ».
(1) G. Paris, La littérature francasse au moyen-àge, p. 99. Paris, 1888. —
Riguardo air origine delle leggende del Santo Gradale vedi : A. Nutt, Studies
on the legend of the Holy Grail, loith especial reference to the hypothesis
of its Ceìtic origine. London, 1888.
(2) Francisque Michel, Boman du Saint-Graal. Bordeaux, 1841.
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46
I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
Merlin.
jprinc. f. 13A . . « Molt fu iriés aneinis quant nostre Sire ot esté en infer,
et il en ot jeté Adan et Ève.....
fine, f. 44.d . . . Ensi fu Artus esleus a roi et tint le terre et le regne
de Logres Ione tans en pais.
Percevaus le Galofs o La Queste del Saint Graal.
princ. f. 44.d ( di seguito al « Merlin », senza tornare a capo ). « Quant
Artus fa fais rois et le messe fu cantée, si s'en revint
ardere a son palais, et tot si baron qui Tespée li
avoient veue esrachier don perron
fine, f. 74.c ... Atant s'en torna Merlins et fist son espluinoir, et entra
dedens, ne onques puis au siede ne fu veus.
Ne de Merlin, ne del Graal ne parole plus li
contes, fors tant seulement que Merlins pria nostre
Segnor qu MI fesist a tos caus merci qui volentiers
oroient son livre et qui le feroient escrire por ra-
ro embrer ses oeuvres. Et vos en dites tout. Àmen.
Ci fine li romans di Merlin et del Graal.
Quantunque il Eajna avesse segnalato l'importanza del pre-
sente codice sin dall'anno 1873 (1), tuttavia nè l'Hucher (2), nè
il Birch-Hirschfeld (3) ne fecero parola nelle loro enumerazioni
dei mss. del « Saint-Graal ». E lo stesso Weidner, al quale
dobbiamo un'eccellente edizione critica del Joseph cV Arimathie-
in prosa, mostra di aver ignorato del tutto l' esistenza della copia
conservata in Modena, Il fatto è tanto più rincresce vole perchè il
testo nostro è buono assai, e più corretto di quello dei mss. D, F, (4)
coi quali esso mi sembra di avere il maggior grado di parentela.
Speriamo che tale codice venga preso in maggior considera-
zione da chi intraprenderà l'edizione critica del Merlin, lavoro
che rimane sempre un desideratimi, sebbene, oltre alle edizioni
dei secoli XV e XVI, si abbia già questo romanzo nell'accurata
pubblicazione del ms. Huth, fatta da G. Paris e J. Ulrich (5).
(1) Pio Rajna, I cantari di Carduino, pref. XV, XX e XXIII, Bo-
logna, 1873.
(2) E. Hucher, Le Saint-Graal, voi. I, pp. 25-27. Le Mans, 1874.
(3) Birch-Hirschfeld, Die Sage vom Gral, p. 145. Leipzig, 1877.
(4) G. Weidner, Ber Trosaroman von Joseph von Arimathia, pp. IV.
Oppeln, 1881.
(5) G. Paris et J. Ulrich, Merlin, roman en prose du XlHe siècle,
voi. I, pp. 1-146. Paris, 1886.
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I CODICI FRANCESI NELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE 47
Quanto alla terza parte Perceval le Galois, E. Hucher (1)
ne pubblicò, alcuni anni fa, un testo del secolo XIV ritenuto
unico, quello del ms. Firmin-Didot, ora passato alla Biblioteca
Nazionale di Parigi sotto il nura. 4166. Però detto testo è di
molto inferiore, sotto ógni rapporto, a quello che ci offre il codice
dell'Estense. Anzi, dopo uno studio minuzioso di tutti e due,
fatto in vista di una nuova edizione, constatai che quello del
ms. Didot altro non è che una copia molto alterata, ringiovanita
e spesso abbreviata, di una redazione che nel fondo doveva essere
molto simile alla nostra. Non dico uguale a cagione di varie dif-
ferenze notevoli che passano fra i due testi : per esempio, nel
ms. dell' Estense, i figli del re d' Orcania non sono tre, ma bensì
quattro, fra i quali uno è chiamato Yvains as blances mains,
nome che ricorre nel romanzo di Guiron le Courtois; — Elainne,
la bella donzella per la quale Perceval fa tante prodezze al torneo
di Carduel, è detta, invece di nipote,* sorella di Gauvain ; — Per-
ceval, dopo la morte di sua sorella, rimane presso lo zio eremita
due mesi, e non due giorni come nello stampato, ecc. Importante
poi nella copia di Modena, è la menzione che vi è fatta (fol. 61. c)
del famoso e fecondo trovatore Crestiens de Troies (cressoient!
nell' edizione Hucher I, 470 ), del quale pervenne fino a noi, fra
altre opere, un poema incompleto intorno a Perceval (2).
Il prof. P. Eajna (3), riportando il ritratto di Bosete li bloie,
tolto dal Perceval della biblioteca Estense, emise l'opinione ab-
bastanza verosimile che l'Ariosto avesse avuto questo manoscritto
sott' occhio.
I sei ultimi fogli del codice ( f. 75-80 ), scritti forse dalla
stessa mano di prima, quantunque con meno cura, porgono una
traduzione in versi francesi del poema « De lapidibus pretiosis »
attribuito a Marbode, vescovo di Eennes, vissuto alla fine del
secolo XI e nei primi anni del secolo XII.
Tale versione, purtroppo mancante del principio e della fine,
incomincia con versi relativi alla pietra << Achate » :
(1) E. Hucher, Le Saint-Graal, voi. I, pp. 415-505. Le Mans, 1877.
(2) Chrestiens de Truyes, Perceval le Galìois, ^publié d' après le ma-
nuscrit de Mons par Ch. Potvin. Mons, 1865.
Vedi pure Histoire liti, de la Trance, XV, 246-254 e XXX, 27-29.
(3) Pio Eajna, Le fonti dell1 Orlando furioso, p, 279. Firenze, 1876.
Et miels plaisir a Diu le fait.
Enoas qui tant perilla
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I CODICI FRANCESI DELLA. K. BIBLIOTECA ESTENSE
e termina con questi versi sulla « Selenite » :
Quanquc ce soit, molt par est bone
Grans porfìs fait et gran* biens done
Il Pannier, che diede un' edizione di questo testo nel suo
libro dei « Lapidaires frangette » (1), dice in proposito: « La
'première personne qui Fait signalé aux romanistes est M. Paul
Heyse, mais il n'en a fait connaitre que le titre (2). Je n'en
saurais pas davantage si M. G. Paris, qui m' en a le premier
donné connaissance, n avait prie M. Pio Eajna de vouloir bien
nVen procurer une copie. Justement ce dernier savant en avait
déjà fait prendre una copie pour ^on usage personnel, et il a eu
Textrème obligeance de me la communiquer. Le manuscrit de
Modène semble avoir beaucoup souffert. Outre qu' il est incomplet
du dèbut et de la fin, certains vers, surtout dans les derniers,
semblent effacés ou difficiles à lire. Si Pori joint à cela que le
copiste de M. Rajna n' était que peu familier avec P ancien francais,
on comprendra comment les neuf cents vers environ qui restent
et que je publie sont loin d' ètre correets.,.. Si défectueux que
soit ce lapidaire, il ne laisse pas que d' ètre d' un grand prix.
C'est l'oeuvre d'un homme intelligent, qui comprenait assez bien
le latin et parlait un frangais qui aie manque pas d' élégance
ni de fermeté ».
Però il « Lapidaire » di Modena è meno difettoso di quel
che parrebbe dalle precedenti righe; e se il Pannier avesse
potuto vederne P originale, avrebbe senza dubbio completato la
copia per alcuni passi difficili a decifrare, ed anche tolte parecchie
inesattezze che si rilevano nella sua edizione di questo poema.
Ad appoggio del mio dire, voglio porgere la lezione del
manoscritto per correggere alcuni versi, che indicherò col numero
d' ordine dell1 edizione :
12. S'el fait. — 15. A cesti. — 32. Le misenfc. — 40.
Por le piere. — 47. acroist. — 49. meurs.> — 51. le luxure.
— 56. covient. — 61. xiiij. mauieres. — 62. dounent. — 70.
(1) L. Pannier, Les lapidaires frangais des XII*, XIII e e XIV e
siècles, pp. 71-72 e 81-108. Paris, 1882.
(2) A dir vero Y Heyse (RomaniscJie Inedita, p. 168) altro non fece
che copiar) nel catalogo della Biblioteca Estense la breve indicazione latina
la quale riproduciamo in principio del presente articolo.
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE 9 49
s'arue. — 95. En argent soit li jaspe mis. — 96. Illuequés
est do gregnorjpris. — 112. Qu'ainc nature. — 119. Mede
une autre vous en envoient. — 120. Auques oscur, mais tant
en croient. — 1%4. Ainc a piere. — 127. En lui qui. — 146.
Tot anientist. — 149. oes felons sane. — 150. remagne. —
153. le langue. — 171. Que Susi. — 177. Buene est, buene
en plaist a avoir. — 266. Car auquetes noire devient. — 343.
Qui auquetes de pres le mire. — 352. Tes. — 358. el brac.
— 424. De le lune. — 470. por onor. — 473. s'on le. —
613. Et li ève [en] qui ert meue. — 645. caus qui. — 650.
Tenboive. — 675. Lors couvenra. — 681. Fer escume. (1) —
685. vit en encbanterie. — 723. est esmeue. — 726. Que vif
diable. — 749. molt de guise. — 794. descrit. — 816. le
ventre u enfle vai. — 828. le nos. — 888. Etf bien. — 911.
Le piere tient on a poissant.
Ma nei versi 825-858, relativi alla pietra Ethite, il testo
del Pannier è così alterato, che preferisco riprodurre per intero
il passo, il quale, a dir vero, è piuttosto difficile a decifrare nel
manoscritto :
(f.° 7à.c) Cele piere est ronde grossete;
Dedens est une petitete.
La reonde.,, en li contieut
Por cou
Molt est buene a encainte [femme]
Plus que piere nule, ne gemme.
Quel fruit que li feme concoive,
S'il plaist a Diu que vivre doive,
Le fruit selonc le tans fait vivre
Et de legier le fait delivre.
Qu'en vuelt avoir force et a'iue
Au brac senestre Tait pendue;
Par lui li fait amer castée,
Et per i manoir en netée,
Ethite li doune venture.
Qu'ens li siecles en a cure,
Enfans fait Yivre saiuement
Et les puceles ensement.
Et si cuidons que molt aliet
Le passion de quoi on kiet.
Et se vous doutés d'aucun bui,
Qu' il vos vuelle faire anui
De vermine u d' autre afaire,
Se vos le voir en volés traire,
Metés le avuec vos a le table;
Quant li viande i ert estable,
L' étbite metés par desos :
Se tralson pense vers vos,
Ne gosterés de \& viande,
Ja n'arés volenté si grande;
Et se vos le piere en ostés
Et de le table Y acostés, *
Englotir porés et mangier
Com cil qui a grant desirier.
(1) Qui trattasi di una corruzione del latino ferri squama (Plinio),
sotto T influenza di un derivato dalP antico tedesco scum, schiuma. Così, in un
libro di medicina del medio evo, il Circa instahs, si ha Ferrugo et scarna ferri
eiusdem virtutis sunt, mentre nella versione di esso, nota col nome di Grant
Herbier, troviamo Ferrugo, c' est V escume de fer.
5
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50 * I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
La copia dell' Estense è la sola che si conosca di questa
traduzione libera del poema del Marbode; ma parecchie altre
versioni francesi esistono tuttora nelle biblioteche di Parigi, di
Berna, di Cambridge, etc. come si rileva dal libro del Pannier.
In* un interessante codice dell'Estense (ms$. lat VII, B. 5),
dopo una copia latina»deir Imago mundi coir esposizione in vol-
gare, trovasi {fol. 49c - 58b ) un lapidario in prosa italiana, scritto
apparentemente alla fine del sec. XIV, il quale incomincia con
queste parole : * Incipit lapidar ium. Per proverbio antigamente se
disse che in le prete, et inele par olle et ineV erbe, (1) si sonno le ver-
tute, e che ciò sia verit de, elV è manifesto sufficientement(r)e ppresso
gli savii di ^questo mundo desfacievoìe et destrucièvole. » Vi si
tratta brevemente di 78 pietre.
Nani. 40.
*
Ànonymus. Bistorta Tristani fabulosa gallice scripta.
Codex. membran. in fol smc. XIV — Mss. 12, G. 14.
Il volume così contrassegnato ha 79 fogli di 33 cm. X 23 cm.,
scritti in carattere gotico, a due colonne. (1) Venne formato con
brani di due codici francesi del sec. XIV, ai quali si aggiunse,
apparentemente nel secolo seguente, una copia assai negletta di
mano italiana, per riempire le lacune. Gli avanzi suddetti Com-
prendono da una parte i fogli 1-12, 21-28, 37-60,. 59-76 senza
iniziali in principio dei eai3Ìtoli, e dall'altra, i fogli 29-36 con
caratteri più fini e con iniziali rosse ; i fogli rimanenti *furono
aggiunti dal copista italiano, il quale non terminò la sua opera.
Il ms. manca del principio e della fine.
Sul primo foglio, danneggiato nella parte superiore, trattasi
dell'incontro del Ee Pescatore con Tristano:
(1) Riguardo alle parol e e erbe, cui' altra mano contemporanea scrisse
sotto la colonna f. 49 d: « In scemo stare delle doe sciencie, et digemo delle
verta delle pieve ».
(1) In fine, sul verso del foglio di guardia, una mano del secolo XVI
scrisse, fra altre cose, una poesia i cui primi versi sono:
Taccia chi voi e chel me conveh pur dire,
Desta crudet zudia,
Che Valma misi
El col me fa languire
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
51
(f, l.a) . . avez non B[ron].. — ... ces, fait-il, ge ai non en ba-
tisme mais l1 on m' apele le roi Pescheor, ... m' apelent
le roi Maagnc ... Or vous ai dités ce que vos me [requ]estes,
si vos requier que vos me dites qui vos estes. — Certes vo-
lentiers vos le dirai, ce dit me sire Tristan ; sachez que je
ai nora Tristan et sui nez au roiaume de Loenef
Col foglio 13, siamo già alla seconda parte del romanzo.
Qui il testo è quasi identico a quello del codice, num, 7174 della
Nazionale di Parigi, che proviene dalla raccolta dei Visconti,
e che Luigi XII portò con se da Pavia. Paulin Paris (1) nel de-
scrivere quel bel manoscritto notava che la lezione di esso era
piuttosto un rifacimento dovuto a Rusticiano di Pisa, che l' antico
romanzo di Tristano.
Nel nostro codice questa seconda parte principia colle seguenti
parole, che corrisponderebbero alla metà della 125.a ìaisse del
più antico poema su Tristano (2) :
( foh 13. a ) . En ceste partie, dist li contes que qand messire T. fu revenus
el reiaume de Logrés, e ot amené avoc lui madame Yselt,
e il ot trové monseignor Lane, en cele venue q'il vint de-
vant le roi Artu, et il amenoit avec lui madame Yselt, abati
il des compaignons de la table reonde dusq'a .xiiij. Me sire
Lane, qui, por vencer cele honte q* il lor avoit faite, s' estoit
meuc de pavelons por joster a mon seignor T., quand il reconut
mon segnor T., qui a lui se fist conostre, si li est grand joie
e grand feste, ce ne doit nus hom demander. E qand il reconut
la rayne
Sul penultimo foglio, trovasi il lai di Palamede, pubblicato
dal Heyse, (8):
(1) Paulin Paris, Lea manuscrits frantoi*, etc., voi. VI, pp. 7-9.
(2) Vedi Francisque Michel, Tristan, ce qui reste des poèmes relati fs
à ses aventures. Londres et Paris, 1835.
(3) Paul Heyse, Bomanische Inedita, p. 169,
{principio) D'amors vient li dolz penser....
(fine)
Por vos, dame, ai cest lai ditié
De chant et de dit afaitié,
Anc belté senz pitié!
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
Il manoscritto termina con queste parole di Palamede a
Tristano :
. . se ge pour ma dame moroie, ge ne soufreroie mie tant
de mal en cele mort quo eie ne m'ait plus fajfc de bien. Se
ge onques oi ne pris, ne los, ge V oi por li, mais por li ge ne
le puis perdre.
La Biblioteca Estense possiede un incunabulo prezioso col
titolo « Tristan chevalier de la table ronde » stampato a Parigi da
Antonio Verard negli ultimi anni del quattrocento; ma quel
testo differisce assai dal presente manoscritto ed anche dall'altro
« Tristan » in prosa, di cui discorreremo al num. 59.
Num. 42.
Anouymus. Roman de Giron le curtois.
Codex chartac. in foh $<ec. %IV. — Mss. II, G. 15.
Tale codice ha 74 fogli bene conservati di cm. 33 X cm. 23,
con un dragone per filigrana nella carta. La scrittura gotica,
nitida molto, appartiene al secolo XV; il posto delle grandi ini-
ziali è rimasto vuoto.
Quanto al testo, esso ci offre una copia, non terminata, della
seconda parte di Palamede ovvero Guiron le Courtois du boìs-
verdoyant, immenso romanzo attribuito ad un certo Elie de Borron,
che lo avrebbe scritto alla fine, del secolo XII od al principio del
secolo XIII (1).
Il nostro manoscritto principia in tal modo :
En ceste partie dit li contes que le Roy d'oultre les
* Marches avoit ung frere chevalier preus et hardis et renomé
de haute proesce qui estoìt apelés Galescondins le courtoys,
pour ce que il estoit K- plus courtois chevalier que Ten peust
trover en cele contrée. Il avint ung jour que il aloit querant.
aventures par le royaume d'Escoce, come chevalier errant.
Avint adone que il encontra, en une forest mounlt bele et mounlt
deletable, ung chevalier errant qui menoit en sa compagnie
une mounlt bele damoysele
(ì) Vedi i due prologhi diversi del « Guiron » pubblicati, l' uno, prima
da P. Paris ( Ms. frang., II, 346), poi da E. Hucher ( Saint- Graal,
I, 156 )j l'altro dal prof. Pio Eajna {Romania, IV, 264).
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I CODICI FRANCESI DELLA E. BIBLIOTECA ESTENSE 53
Nel penultimo foglia si discorre dell' amore della Dame de
Malehaut per Girone, ed al principio del foglio 74, il racconto
s'interrompe bruscamente colle parole:
A celui point que je vous cont que elle amoit si durcment
Gairon le preus
A cagione dell'enormità della sua mole, il romanzo intero
potè diffondersi ben poco, e questo spiega la rarità degli esem-
plari completi che ne sono pervenuti a noi. Ma ne abbiamo una
riduzione fatta da Rusticiano da Pisa nel 1270, e un' altra in due
volumi Gyron, Melyadus, pubblicati separatamente nei primi anni
del cinquecento. Nel 1548, Luigi Alamanni (1) fece stampare a
Parigi una traduzione italiana di questo romanzo, e il Tassi ne
diede in luce un'altra nel nostro secolo (2).
Guiron le Gourtois fu, nei sec. XIV e XV, uno dei romanzi
della Tavola Rotonda più letti in Italia; e, come dimostrò il
Rajna, l'Ariosto ne prese, in certi episodi, tutta l'orditura e un
gran numero di particolari per 1' Orlando furioso.
Num. 48.
Egidius de Coloni na. De regimine Principimi ab Henrieo de Ganchi
gallice redditum opus.
Codex membran. in fot soec. XV. — Mss. XVII, F. 4.
Le dimensioni del codice sono 35 cm. X 24 cm. ; i suoi 108
fogli sono scritti su due colonne con caratteri gotici del quattro-
cento, in mezzo ai quali spiccano molte iniziali miniate. In prin-
cipio vi sono due fogli di guardia provenienti da un codice * di
medicina del sec. XIV; ed in fine, havvi un foglio identico al
foglio 9, copiato due volte, evidentemente per inavvertenza del-
l' amanuense.
Il testo è in una versione francese del « De regimine Prin-
(1) Vedi nel Brunet, gli articoli Atamani, Gyron, Melyadus.
. (2) Fr. Tassi, Girone il cortese, romanzo cavalleresco di Rustico o
Rusticiano da Pisa. Firenze, 1855. — A pag. XVII, il Tassi parla di un'altra
versione italiana conservata in un codice della Magliabecchiana.
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1 CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
cipum » (1) composto dal celebre teologo Egidio Colonna (2)
per servire all'educazione del principe Filippo (più tardi detto
« il Bello »), figlio primogenito del re di Francia, Filippo III,
il quale regnò durante gli anni 1270-1285.
Che Egidio Colonna abbia tradotto in francese il proprio
scritto latino, come crede il Bartoli, (3) non pare ammissibile.
Quanto all'opinione esposta dall'abate Lebeuf nel secolo scorso,
secondo la quale la più antica traduzione francese del suddetto
trattato sarebbe dovuta al famoso Enrico di Gand, (4) contem-
poraneo del Colonna, il Lajard (loc. cit., p. 526) dimostrò che
essa si appoggia su un manoscritto solo, mentre molti codici
indicano, come autore di tale traduzione, Enrico di Grauchi (o
Granchi, come nel ms. dell'Estense). Tuttavia, nulla si sapeva
ancora intorno a questo De (rauchi, quando, ultimamente, venne
scoperto un documento dell'anno 1296, in cui parlasi di certo
Magister Henricus deGauchiaco, (5) canonico di Saint-Martin de
Liège, il quale sarebbe appunto il nostro traduttore.
Il codice di Modena principia in tal modo :
A son especial seigneur, nez de lignie roial et sainte,
monseigneur Phelippe, ainznez fìls et hoir monseigneur Phelippe,
tres noble roi de France par la grace de Dieu, frere Gilè de
Ronme, son clerc humble et devost, frere de Tordre de Saint
Augustin, salut et quanque il puet de servise et d'onneur.
Li livres de gouverner les citez nous enseigne que toutes
seignories ne durent pas tant Fune come l'autre
Come l'originale latino, questa traduzione è divisa in tre
libri, suddivisi ciascuno in tre parti; ma la distribuzione in ca-
(1) Nell'anno 1436, il duca di Ferrara aveva fra i suoi libri un esem-
plare di questo trattato latino, come rilevasi dall' « Inventario » pubblicato
dal Cappelli {Giorn. stor. di lett. ital. XIV, 21, num. 147). Ora la Bi-
blioteca Estense possiede soltanto il « De regimine Principum » stampato
a Venezia nell'anno 1498.
(2) Egidio Colonna nacque a Roma verso il 1247, e morì ad Avignone
nel 1316. Era divenuto generale dell'ordine di Sant'Agostino nel 1292, e
vescovo di Bourges nel 1294. Riguardo alle sue numerose opere, vedi la dotta
memoria di F. Lajard inserita nella Histoire littéraire de la France, tome
XXX, pp. 421-566. Paris, 1888.
(8) A. Bartob', I viaggi di Marco Polo, p. LXVII. Firenze, 1863.
(4) Histoire littéraire, t. XX, p. 168 e seg.
(5) Histoire littéraire, t. XXX, p. 620.
pitoli è alquanto differente. Ecco com'è fatta nel codice nostro:
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1 CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE 55
lib. I. lib. II. lib. in,
1. a parte =13 cap* 1* parte « 21 cap. l.a parte =15 cap-
2. a » =33 » 2.a » =21 » 2.a » =34 »
3a » = 7 » 3.a » =18 » 3.a » =22 »
I capitoli adunque che nel testo latino sono 209, si riducono
qui a 184, l' ultimo dei quali principia cosi:
(f. 107 d) Le XXIIme chapistre enseigne comment Ten doit fere les
nez et les galies de mer, et comment Ton se doit combatre
en yaue et en mer; -et enseigne ce chapistre a queles choses
toutes les batailles doivent estre ordenées.
II manoscritto termina con queste parole:
(f .108*) Ci fine li livre du gouvernement des Roys et des princes
que frere Gilè de Ronrae, de l'ordre Saint Augustin, a fet; le
quel livre mestre Henri de Ganchi, par le commandement le
noble roi de France, a V aide de Dieu, a translaté de latin en
fràncois.
Non si conosce alcuna edizione di questa versione; ma fu
stampato a Parigi, nel 1517, da « Guillaume Eustace » un altro
testo col titolo: « Le Mirouer exemplaire et tres fructueuse ins-
truction selon la computation de Gilles de Rome, tres excellent
docteur du « Regime et gouvernement des Roys, princes et grands
seigneurs, » ecc.
L' opera di Egidio Colonna fu tradotta in italiano, in ca-
talano, in ispagnuolo, in inglese e perfino in ebraico. Secondo
alcuni, il testo francese del Gauchi sarebbe stato tradotto in ita-
liano, sin dall' anno 1288, dal Fiorentino Diotidiede ( Dedi Buo-
nincontri) (1); quel che è certo è che la Laurenziana ne possiede
una versione del sec. XV, fatta da G. Nicolò de Guanto. Alla
Biblioteca Nazionale di Parigi si conserva poi un altro testo a
penna in lingua italiana dell' opera del Colonna, nel codice 7241 5,
descritto da P. Paris (2).
(1) L. Mehus, Ambrosii Traversarti ...latina epistola, t. I, p. 159. —
Th. Sundby, Della vita e delle opere di Brunetto Latini, trad. di R. Renier,
p. 45 (in nota). Firenze, 1884.
(2) Paulin Paris, Les Mss. frane, de la bibl. du Boi, VII, 124.
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56 I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
N. 45.
Insignis qucedam Collectio anno 1254 elucubrata Poetarum, qui Provin-
ciali, ut aiunt lingua, carmina panxerunt.
Codex partirti membran., partiva chart. in fot. sac. XIII et XVI.
— Mss. XVII, F9 5.
Il professore A. Mussafia di Vienna, notoriamente descrisse
questo prezioso codice in una memoria dedicata al conte Gr. Galvani
di Modena, nella quale diede ampie informazioni intorno alle
rime provenzali in esso raccolte (1). Ma il dotto romanista ap-
pena vi fece parola della parte francese, riserbandosi, diceva egli,
( op. cìt. p. 351,) di trattai^ delle canzoni francesi del Codice
Estense in una dissertazione a parte. Più tardi sembra abbia ri-
nunziato a questo lavoro, poicbè, come ci fa sapere lo Schwan (2),
egli regalò al professore G. Grober la copia cbe aveva fatta di
dette canzoni.
Fra i ventiquattro o venticinque manoscritti di trovatori
pervenuti a noi, il Codice Estense, sebbene non sia il più im-
portante, però ha un valore speciale, a cagione della sua antichità.
Esso consta di due manoscritti di 34 cm. X 24 cm., rilegati in
un solo volume. Il primo è membranaceo con caratteri gotici
italiani del secolo XIII; il secondo è cartaceo con scrittura che
spetta al secolo XVI. Il codice membranaceo alla sua volta contiene
due parti distinte: l'una più antica, che porta la data 1254;
l' altra alquanto più recente, è, secondo il Mussafia, o degli ultimi
anni del dugento o fors' anche dei primi del trecento.
In principio del codice leggonsi queste parole:
In ihu xpi nomine Anno eiusdè | natiuitatis millesimo
ducentesiimo quinquagesimo quarto Indic|tione duodecima
die Mercuri j | duodecimo Intrante Augusto.
Hec sunt nomina omniù reperltorù cantionù istius libri.
Hec.sunt iceptiones cantionù | ipsorum repertorù.
(1) A. Mussafia, Sitzungsberichte der K. K. Ahademie zu Wien ( 1867),
LV, 339-450. — Vedi pure la relazione che di tale memoria fece Paul Meyer
nella Bevue crilique d'histoire et de littérature, II, 90-94.
(2) Ed. Schwan, Die altfranzòsischen Liederhandschriften, p. V. —
Berlin, 1886.
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE 57
♦
Segue T elenco de' nomi dei trovatori col primo verso dei
componimenti loro, su otto fogli non numerati, a due colonne.
Poi viene quest'altra rubrica:
Hec sut Inceptiones cantionù de | libro 9 fuit dm
alb' ici (1) t noia re£to|rù earùdè càtionù.
Il testo, che incomincia subito dopo, comprende nella sezione
più antica:
f. la-151d. Prima serie di poesie provenzali: 526 canzoni.
f. l5Sa-211b . Seconda serie di poesie; 251 canzoni, delle
quali però la penultima, (f. 210 d) Bernard, di me Folquet q' om
tieni a sage, è scritta in lingua francese alterata dall'amanuense
avvezzato a copiare versi provenzali. Venne pubblicata dal prof.
Gr. Paris in uno studio sull'autore di essa, Hugues de Berzè (2).
f, 211b-212c . Frammento di un poema in francese antico,
scritto, verso la fine del trecento, nello spazio lasciato vuoto su
questi due fogli. Tale brano, che comprende 244 versi di otto
sillabe con rime accoppiate, porge un carteggio tra Faramondo di
Francia ed il re Meliadus. P. Heyse ne pubblicò cinquantasei
versi (3). Principia in tal modo:
Au noble roi Meljadus,
Que tant puet et tant vault que nus;
N' est ore de bonté greignor
A cel que ge tiegu por sei gnor,
En cui c1 ai toute ma fiance,
Ge, Faramonz, li rois de France,
Envoi mon bricf, saluz li roant
(1) Alberico da Romano? Vedi Continuazione del nuovo Giornale dei
letterati d'Italia t. IX, p. 73 (Modena, 1776), e C. Cavedoni, Memoria
iella R. Accademia di Scienze, Lettere e d'Arti, t. II, p. 300 (Mo-
dena, 1858).
(2) Romania, XVIII, 556.
(3) P. Heyse, Romanische Inedita, pp. 173-174.
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58
I CODICI FKANCES1 DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
Eccone ora la fine:
Au dereain de cesi; mien brief
Vos pri, Fraas rois, ne vos soit grief
Se a vos ne vins maintenant,
Que de vos letres fui tenant;
Ge nel poi, ni es or le porrai.
0 vos assez tost me jondrai;
A grant ost et a grant pooir
Vos irai desormés veoir.
Saluz vos mant, saluz vos viegne,
Ce que vos volez vos aviegne.
f. 213a-216a. Maistre Peire de Corbiac. Thesaurum.
Di questo poema didattico provenzale, citò il Galvani (1),
sin dall'anno 1829, parecchi brani tolti dal nostro manoscritto.
In seguito tutto il Tesaur di Pietro di Corbiac fu stampato dal
Sachs (2), secondo la lezione di un altro codice conservato alla
Nazionale di Parigi.
f. 216ab Una canzone provenzale anonima.
f. 218a-230d. Poesie in francese antico. Iste sunt cantiones
francigene. et sunt Z, dice la rubrica ; però la mano che la scrisse,
invece di cinquanta, ne copiò soltanto quarantanove ( non 48 come
due volte disse il Mussafia); ma poi un' altra mano contemporanea
ne aggiunse ancora quattordici, sicché in complesso détte canzoni
sono sessantre. Come bene osservò il Raynaud (3) « la prima di
tutte è preceduta dalle parole Moniez d' Arraz, il che, secondo
la consuetudine del ms. relativa ai poeti provenzali, dovrebbe far
attribuire a Moniot d'Arras queste 49 canzoni; ma nel fatto,
pochissime appartengono a questo trovatore. Non essendo nu-
merate le 14 canzoni che seguono esse sono anonime nel mano-
scritto ». Errò dunque il Brakelmann (4) quando attribuì tutte
le 63 canzoni a « Moniez d' Arraz ».
Neil' indicare ora tali canzoni per mezzo del loro primo
verso, colla grafia del ms., aggiungeremo, per 44 di esse, i nomi
(1) G. Galvani, Osservazioni sulla poesia de1 trovatori, pp. 321-336.
(2) Sachs, Le Trésor de Pierre de Corbiac, — Brandebourg, 1.859.
(8) G. Raynaud, Bibliographie des chansonniers frangais des XIII e et
XlVe siècle, I, 37. — Paris. 1884.
(4) J, Brakelmann, Archiv fiir das Studium der neueren Sprachen
und Literaturen, XLII, 69.
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE 59
dei trovatori ai quali vengono attribuite in diversi codici, ba-
sandoci principalmente sulle ricerche dello Schwan (1).
1. Amors n'est pas que q'en die [Moniot d'Arras]
2. Bien doit chanter cui fine amors adrece [Blondel]
3. Bien chantasse volontiers liéement [Li Chastélains de Coucy]
4. Quant li douz tenz s'asoage
5. V autrier en mai — Au douz tens gai [Moniot d'Arras]
6. * Quant voi bois e prez reverdir
7. Un petit devant le j or [La Duch. de Lorraine — Capelains de Loon]
8. * Quant noif remaint et giace funt
9. A ma dame ai pris congié [Moniot d? Arras]
10. Chanconete m'estuet a comencier [Raoul de Soissons]
11. * Bien mostre Diex apertement
12. Quant les moissons sont faillies [Guillaume le Vinier]
13. En Pascor un jor erroie [Jehan Erard]
14. Li doz termines m'agrée [Moniot d' Arras]
15. Ja de chanter a ma vie [Gasse Brulé]
16. * Un serventes plait de deduit de joie
17. * Molt liéement dirai mon serventois
18. Ne me sunt pas achoisun de chanter [Gasse Brulé]
19. Quant je voi le doz tems venir [Renaut de Trie]
20. Bien puet amors guererdoner [Roitas de Tire]
21. Ne mi donez pas talant [Moniot dJ Arras]
22. A l'entrée do doz comencement [Guiot de Digon — Josselin]
23. Jriez et destroiz et pensif [Gasse Brulé]
24. Chanter me fait ce dun crien morir [Pierre de Molins — Gasse Brulé]
25. Flors ne verdure de prez [ Aubuin de Sezane]
26. Comencement de doce saisun bele [ Gautier dy Espinais — Chastélains]
27. * Quant voi venir la gelée
28. * Quant jc voi renouveler
29. Ja por ce se d'amer me doel [Rogier d' Andelis]
30. Qui bien velt amor descrivre [Li Chievre de Reims]
31. Li consirens de mon pais [Gasse Brulé]
32. Amor qui m'a tolu a moi [Gasse Brulé — Chrestiens de Troìes]
33. S' amors veult que mes chans remaigne [Gasse Brulé — Blondel]
34. Bien ait amors qui m'ensaigne [Gasse Brulé]
35. Xje cant, e1 est molt malvais signes [Giles de Vies Maisons]
36. A l'entrée de la saison [Blondel]
37. * Arnors m'a en sa justise
38. Amors me semont et prie
39. * Quant je voi le dolc tans d'esté
40. Près sui d'amor, mais Ione sui de celi [Chardon de Croisilles]
(1) Ed. Schwan, Die altfr. Liederliandschriften, 216-221.
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I CODICI FRANCESI DEJLLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
41. * Je ne cant pas por goie che jo sente
42. A la dolcor del tans que reverdoie [G. Brulé — Chast. — Blondel]
43. De baene amor e de loial amie [Gasse Brulé]
44. Por quel forfait e por quel ocaison [ G. Brulé — Chast — B. d'Andelis]
45. * A vos m'atent de tote goie avoir
46. C'unques nus hom par dura departie [Hugues de Bregi (1)]
47. Si voirement cum ciila de cui ge chant [Quesnes de Bethune]
48. Por grant franchise moi convient chanter [ Mathieu le Juif]
49. Ai amors, cum dura departia [Quesnes de Bethune — Chastelains]
50. Quant je plus sui em paor de ma vie [Blondel]
51. * Esbahiz ai chanté sovent
52. Douce dame simple et pìaisanz [Jaquès d' Ostun]
53. En qui d' amors me conseille [Gasse Brulé]
54. Quant foillissenfc li boscage [Amauride Creon ~ Vidames — P. Moliens]
55. Quant se resjoissent oisel
56. * Dous dames honorées
57. L'autrier avint en cel autre pais [ Quesnes de Bethune — R. de lourn.]
58. Chascuns qui de bien amer [Richard de Fournival]
59. * Oez com je sui bestornez
60. Eois de Navarre et sires de verai [Raoul de Sotsson]
61. Ancor ferai une chancon perdue [Hugues de Bregi]
62. Douce dame de paradis
63. * Bien emploie son cuer et son corage
Delle 19 canzoni anonime, quattro soltanto (4, 38, 55, 62)
si sono ritrovate in altri codici; le 15 rimanenti (accompagnate
d1 un asterisco ) sarebbero, copie uniche. Lo Schwan (p. 217) anno-
verò un sedicesimo unicum, « Douce dame simple et pìaisanz »,
però esprimendo il dubbio che si tratti della canzone « Belef
sage, simple et plaisant » indicata col num. 351 nella lista di
G. Eaynaud, ed attribuita a Jaques d' Ostun. Era facile accer-
tarsene, poiché tale canzone venne pubblicata da Paulin Paris
nella sua nota memoria sui « Trouvères et Chansonniers » (2),
secondo il ms. Cangé, che differisce dal nostro soltanto per alcune
varianti, e per l'omissione della strofa seguente:
/. 22Sb. Mout fist amors a mon talant
Quant de moi fist vostre mari,
Mais joie m1 eust fait plus grant
S'ele ni' eust fait vostre ami.
(1) Vedi G. Paris, Hugues de Berzé, Romania, XVIII, p. 564.
(2) Histoire littéraire, XXIII, p. 635.
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I CODICI FRANCESI DELLA. B. BIBLIOTECA ESTENSE
61
Or n'i atant fors que merci,
A vos et amore me rent;
Et se pitiez ne vous en prent,
Par tans en plorront mi ami,
Car longues ne puis vivre ensi.
La prima correzione da farsi in questi versi sarebbe di in-
vertire, nel secondo e nel quarto, le parole mari, ami, giacché
« malgré les vceux les plus sincères de Jaques d'Ostun pour
s' unir à celle qu' il aimait, disse P. Paris, il ne put V obtenir de
ses parents ».
Alle canzoni francesi seguono due fogli di guardia; poi in-
comincia la sezione del codice membranaceo alquanto più recente.
Essa comprende:
f. 232a-243b . Una raccolta di serventi di Pere Cardenal.
243ò-260d. La biografia di maestro Ferrari (1) da Ferrara
ed il florilegio da lui compilato.
Il manoscritto cartaceo, scritto pure a due colonne, va dal
foglio 262a al f. 345d. Principia con
Aquest es V enseignamens d'en Arnautz de Meruoill.
Là copia sembra sia rimasta incompiuta.
Pochissimo sappiamo delle sorti toccate a questo codice pro-
venzale prima del suo entrare nella libreria degli Estensi, ma
sembra fuor di dubbio che esso sia stato proprietà di qualche
privato nel secolo XIY. Ne fa fede la menzione Liber magistri
Petri de Cenet, che due volte vi si riscontra, scritta con caratteri
di quel tempo, stranamente tracciati da destra a sinistra: prima,
f. 216 b, sotto alla poesia JEu amanz jur e promet a vos; poi,
f. 260 d, in fine del florilegio di Ferrari. In quest'ultimo posto
v' e anche l' avanzo, ora inintelligibile, di sei righe scritte da mano
contemporanea, poi cancellate per un motivo a noi ignoto, come
lo furono pure cinque altre righe sul verso del foglio 231, ove
si possono decifrare soltanto poche parole latine isolate.
D'altronde parecchie annotazioni di diverse mani del secolo
(1) G. Maria Barbieri, Dell'origine della poesia rimata, p. 84. Mo-
dena, 1790 — Muratori, Antichità Estensi t II, p. 11. — Millot, Hist.
des troubadours, I, 411. Paris, 1774. — David, Histoire littéraire, XIX,
512. — Galvani, Osservazioni, p. 51 e Novellino provenzale, p. 204. —
C. Cayedoni, Meni, dell1 Accad. di Modena (1858) t. II, 290-296, ecc.
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I CODICI FKANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
XVI, che si rilevano nei margini della parte membranacea più
antica, indicherebbero che, dopo, il codice sia stato posseduto od
almeno consultato, da alcuni dei letterati italiani che nel cin-
quecento presero a studiare i poeti provenzali. Anzi, Paul Meyer,
in una sua comunicazione fatta al prof. P. De Nolhac (1), asserì
di aver riconosciuto nelle postille del nostro codice la mano che
annotò il ms. provenzale parigino 12473, vale a dire, secondo le
conclusioni del De Nolhac, la mano di Pietro Bembo. E di fatti
alla scrittura del cardinale veneziano dovrebbero appartenere le po-
stille in maiuscole GULIEMS ADEMAB (f. 14°), DI MORTE
D Va BRVNENG (f. 58b) BEL SEPOLCHRO (f. 65*), e
probabilmente pure la correzione in minuscole Sordels ( f . 71 cd ) ;
ma non così i due nomi Sordels, N uc de Saint Circ, che vennero
aggiunti, T uno sul sesto, l' altro sull' ultimo foglio dell' indice.
Ad una terza mano poi, a parer mio, spettano i richiami seguenti
per" alcune canzoni che noterò col numero progressivo adoperato
dal Mussafia:
In p.o 183 (f. 36% canz. 121). — In pr.o 185 (f. 66*,
canz. 236). — In pr.o 184 (f. 68 <*, canz. 240). — p.o 163
(f. 69c, canz. 246). In p.o 184 (f. 70 d, canz. 251). — In
p.o 183 (f.'75b, canz. 265). — Di Guglielmo Campostag
In p.o 91 (f. 82<*, canz. 295).
Come il prof. A. Salmon di Parigi ebbe la cortesia di verificare
per me, il libro, detto primo in questi richiami, altro non è che il
ms. parigino 12473, nel quale viceversa il nostro vien chiamato
secundo in postille dell' istessa mano (2). Di chi sia tale mano,
non è facile a precisare; ma dichiaro che ne cercai in vano i
caratteri particolari nelle lettere del Bembo qui conservate, mentre
vi riconobbi una rimarchevole somiglianza colla scrittura di Mario
(1) P. de Nolhac, La Bibliothèque de Fulvio Orsini, p. 315. —
Paris, 1887.
(2) Il prof. De Nolhac il quale mi diede pure informazioni intorno a quel
codice parigino, mi fa osservare che l'annotatore indicò collo stesso numero il
retto di un foglio ed il verso del foglio precedente. Per esempio alla canzone
Asatz es dreitz di Cabestaing, la postilla del ms. 12473 rimanda a f. 83
del nostro, invece di f. 82 r°; parimente il Codice Estense ha per l'istessa
poesia un richiamo a f. 91 del codice parigino, invece di f. 90 r°; e così
avviene per parecchi altri richiami nei due manoscritti.
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I CODICI FRANCESI BELLA B. BIBLIOTECA ESTENSE
63
Equicola, del quale abbiamo non pochi autografi a Modena, tanto
alla Biblioteca Estense, quanto all'Archivio di Stato (1).
Eiguardo alla parte cartacea del Codice Estense, « il sesto
perfettamente uguale può far supporre, osservò il Mussafia, che
chi la scrisse il fece coli' intendimento di riunirla al codice in
pergamena ed accrescere così il pregio della collezione ». Spesso
venne accennato, dipoi, alla derivazione di questa copia dal co-
dice K di Parigi (2); ed ultimamente parve al sig. C. de Lollis (3)
« che sia proprio da arrischiare l'ipotesi che quella sia stata
compilata dal Bembo stesso a base del ms. di cui faceva maggior
conto, lo stesso parigino cioè 12473 ». Però dobbiamo confessare
che, in tal caso, il Bembo non sarebbe stato troppo felice nella
scelta del suo copista, giacché il ms. cartaceo rigurgita dei più
grossolani errori.
Lncas de GaiL Bes gesta Tristani gaììice ex latino reddito.
Codex membr. in fol.° scec. XIV; sed a male feriato nomine ut
imagunculas surriperet miserrime hie Ulte discerptus.
Mss. VII, I, 23.
Lo stato di questo codice è deplorevole ; sembra esser caduto
in mano di qualche fanciullo che lo avrà lacerato per diverti-
mento. Esso comprende attualmente 101 fogli, di 43 cm, X 30
cm., scritti a due colonne con caratteri gotici del trecento o del
principio del quattrocento. Venne illustrato con disegni a penna
rozzamente colorati. Il testo, mancante del principio, porge l'antico
romanzo del « Tristan » in prosa, di autore incerto (4).
(1) Per i confronti riguardo alla forma caratteristica delle lettere
g, p, s, nella postilla Guglielmo Campostag In p.° 91, yedansi particolar-
mente, nell'Archivio di Stato, due epistole dirette dall' Equicola al cardinale
d'Este, negli anni 1513 e 1514.
(2) H. Suchier, Ber papierne Theil der Modenaer Troubadourhand-
schrift. Zeitschrift fur rom. Philologie, IV, 72-3.
(3) C. de Lollis, Ricerche intorno a canzonieri provenzali, Komania,
XVIII, 467.
(4) Vedi G. Paris et J. Ulrich, Merlin, voi. I, pp. XXVIII- XXXVII.
— Paris, 1886.
Nura. 59.
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Le
I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
prime parole che s'incontrano sono:
doint, por tant qu'il la peast avoir. Quantliban
li rois fu criez, si vint a lui une daraosele qui li dist : < Rois
Claudes, se je cuidasse que tu ne me fausasse, ensi com tu
Tas proinis, (de ce que) je te feroie savoir la verité de ce
que tu demandes ». Et li rois li promist sor quanque il tient
de bien et de sainte Yglise que ja neien fausera. « Or te
dirai dono, fist eie, toute la verité ». Si li comence a conter
coment li rois fu assailliz et sa meisnie occise, et. coment sa
feme s'ocist ....
Sull' ultimo foglio, in parte stracciato come tanti altri, leggesi
questo brano del noto epilogo (1) ove un certo Elia di Borron
dichiara di aver condotto l'opera a fine, e promette di fare,
dietro le istanze del re Enrico d'Inghilterra, un altro libro ove
sarà contenuto ciò che fa difetto nel presente:
(/*. 10 ld) . . Et j e, qui sa priere et son comandement n' oseroie trespasser,
li promet en la fin de cestui livre, com a mon seignor, que
maintenant que la froidure de cestui iver sera passée, et nos
serom au comencement de la douse saison, que Ten appelle la
saison de verie, qui atonc me serai aucun pou reposés après
le grant travail de cestui livre, quar je i ai demoré un an
entier, si que je ai leissiés totes chevaleries et tous autres
solas, me re tornerai sor le livre de latin et sor les autres
livrea, qui trait sont en francois, et je proverai de chief eu
chief; et de ce que je verrai qui faudra et que je troverai ou
livre de latin, je ferai un livre entier ou je acomplirai, se
Deu plest, tot ce que mon S. Lucés dou Gaut, qui premiere-
ment comence a traslatier, et maistre Gautier Map qui fìst le
propre livre de Lancelot, mon. S. Eoubert de Boron et je . . . .
Helyes de Boron
Col titolo « Tristan », il prof. Loseth sta pubblicando ora
nella « Bibliothèque de l' Ecole des Hautes-Etudes » un'analisi
dei vari manoscritti in prosa di questo romanzo.
(1) E. Hucher (Le Saint- Graal, I, 160) riportò per intero quest'epilogo,
il quale era già stato citato in parte da Paulin Paris ( Mss. frane. I, 139 ).
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE 65
Num. 116.
Ànonymus. Vita Domini Nostri Jesu Christi, B. Maria Virginis et
aliorum sanctorum, gallice scripta* m
Codex membran. in fol.9 saa. XIV. • Mss. XVII, Hy 4.
Questo codice* comprende 194 fogli di 38 cm. X 27 cm.,
scritti a due colonne, in caratteri gotici del trecento. Il testo
offre la compilazione in prosa di vari argomenti religiosi, che
furono trattati pure in versi francesi da parecchi poeti del se-
colo XIII, e segnalatamente da Gautier de Coinci (1). Eccone il
principio :
Cest livre est appelé livre «les saint apostres et des saint
martirs et confessore, et des saintes virges, et la nativité de
nostre Dame sainte Marie.
La nativités de la gloriouse virge Marie de la lignée de
Juda et de la roial generacion de David prist comencement ....
Alla « Natività di Maria » fanno seguito alcuni miracoli (2),
dei quali citeremo, come esempio .dello stile del* traduttore, quello
del ladro protetto dalla madonna:
(/. . .. Il estoit un laires qui sovent enbloit, mais il avoit sainte
Marie en grant devossion, si le saluoit sovent. Une fois qant
il enbloit aucunes choses fu pris, et fu jugiés estre pendus. Et
qant il fu pendus, tantost li aparuit la beneurée virge, et si
le sostient, com il senbloit, por trois jors, si que il ne senti
nul mal. Mais cil qur Tavoient pendu, passoient iluec por
aventure ; le trouverent tout vif et con liée chiere, et pensoient
que la corde n* avoit estraint bien le col, et le voloieitt tuer
d'une epée. Mais S. Marie,, qant il le feroient de Tespée,
metoit sa main devant, et ne li pooient fere nul mal. Si s'en
mervoillerent moult, et le despendirent ; et por l'amor de
(1) G. Paris, La littérature frangaise au moyen-àge, pp. 205-217.
(2) Cfr. nella Biblioteca del marchese G. Cara pori (Cat. suppl. 140, 163)
le due opere manoscritte : Historia della Natività de la santissima Vérzene
Maria e Miracula B. V. Marie. In quest1 ultimo codice vi sono nientemeno
che cento miracoli attribuiti alk Madonna. — Consultare per tali leggende
A. Mussafia, Studien zu den mittelalterlichen Marienlegenden, Wien, 1888.
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
sainte Marie Yen laisserent aller delivre. Et il s'en ala, et se
rendi puis en une abaiie, et puis, ^jant il vit, deraora il ou
servjse de la mere Dieu (1).
Dopo i miracoli della Beata Vergine vengono due brevi
scritti: uno sull'infanzia di Gesù:
C/1 5.* ) ... Ci dit de la natività de nostre santisme seignor Dieus et de
ses miracles. *
La nativi té de nostre seignor Jezu Crist, si com dient
aucun, fu faite selonc la char puis Adam, ol tens Octavens
l'enpereor V.m. et CCC XX Vili ans complis, ou selonc aucuns
autres Vl.m. ou selonc Eusebie, de Cesaire es Corinques, V.m.
CIC; mais le nombre de Vl.m. ans fu trovée de niethode gran-
drement par fugure que par cronique ....
l'altro sull'assunzione di Maria:
( f. 8. c ) . . . Ci dit de T assunsions de nostre Dame Sainte Marie, le quel
escrit saint Jobans T evangelistes ....
Il rimanente del codice porge la vita ed i miracoli di molti
santi, nell'ordine seguente:
f. 14. c Saint tous Fapoistres. — 20. S. Peres. — f. 22. S. Poi.
— /. 26. S. Jobans Batiste. f. 30. S. Mathie. — f. 36.
S. Symon et S. Jude. — f. 41. S. Grisans. — f. 42. S.
Thomas. — 45. S. Phelipes. — - f. 46. S. Jaques le justes
— f. 48. S. Jaques Tapostres. — f. 55. S. Bartholomée. * —
f. 58. S. Marc. — f. 60. S. Andrée. * — f. 72. S. Eustaisses. *
— f. 74. S. Morisses. — f. 76. S. Jaques. — f. 78. S. Johans
et Paules. — f. 79. S. Lorens. — /. 84> S. Ypolites. * —
f. 85. S. Matbias. — f. 87. S. Esteunes. — f. 89. S. Ge-
orgiesv* — f. 91. S. Cristoflès. — f. 93. S. Longins. — f. 95.
• f La vie et la passion des compaignon S. Pous. — f. 101. S.
Cosme et S. Damien. — f. 107. S. . Clemens. * — f. IH*
S. Thomas de Cantorbie. — /. 113. S. Bastiens. — f. 116.
S. Vincens. — f. 118. S. Ignases. — f. 119. S. Blaises. —
/. 121. #S. Cirìaques. — f. 122. S. Donas. f. 124. S. Adrians. *
f. 125. S. Protes et Jacintes. — f. 127. S. Silvestre. — f. 132.
. S. Ambroises. — /. 134. S. Grigoires. — f. 140. S. Nicolas. *
f. 143. S. Germains. — f. 145. S. Basiles. — /. 149. S. Mar-
(1) Cfr. V abbé Poquet, Les miracles dz la Sainte Vierge traduits et
mis en vers par Gautier de Coincy, p. 502. — Paris 1857.
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
67
tins. — f. 153. S. Brises. — 153. S. Beneois. — f. 157.
S. Lion Tapostoilie. — - f.^158. S. Antoines. — f. 160. S.
Juliens. — f. 163. S. Forsée. — f. 164. S. Bernars. — f. 170-
S. Gilies. — f. 172. S. Domenques. — f. 174. Ste Marie*Ma.
daleine. — f. 180. Sle Marthe. — _ f. 182. La Vie et la passion
des .XI. mille virges. — f. 184. Ste Agnès. — f. 186. Sle
Cristine. — f. 187. Ste Caterine. — f. 190. £te Anastasie. "
— f. 191. Ste Agathe. * — f. 192. S10 Peronelle. — f* 193.
Ste Theodore.
Il volume termina colle parole: •
Explicit liòer de vita sanctorum, apostolorum, martirum,
confessorum et virginum. Beo gratias. Amen.
Il presente codice dovrebbe essere di qualche importanza per
lo studio delle leggende religiose in prosa» specialmente riguardo
alle suddette Vite dei Santi, le quali superano di molto in numero
quelle dei manoscritti di Lione e d'Arras descritti da Paul Me-
yer (1). Ma pur troppo nella nostra copia alcuni santi (segnati col-
T asterisco ) ebbero la loro biografia mutilata coir asportazione di
fogli miniati.
Tali sono attualmente i codici francesi più antichi dell'Estense.
Ma dobbiamo avvertire che fra i codici latini trovasi qualche
libro di devozione con preghiere in lingua francese. I due più
notevoli sono segnati,* F uno, XII, F, 3, e V altro XII, G, 10. Que-
st' ultimo, portato a Ferrata da Kenata, figlia di Luigi XII, venne
illustrato dal Cavedoni (2). Aggiungiamo poi che il fondo fran-
cese verrà aumentato di qualche volume, quando il ricco lascito
di libri fatto dal marchese Giuseppe Campori (3) avrà preso posto
nella Eegia Biblioteca.
Tre soltanto sono i codici del cinquecento.
Il primo che troviamo, sotto il num. 35, porge alcuni versifcsenza
pregio alcuno, dedicati a Francesco d' Este, marchese di Padula.
(1) Bulletin de la Société des anciens texles, 1885, pp. 51-70; —
id. 1888, 79-94. — -Romania, XVII, 366-400.
(2) Atti e Memorie delle RR. Deputazioni di Storia patri* per le
Provincie modenesi e parmensi, voi. II, pp. 313-322. — Modena, 1864.
(3) Vedi Luigi Lodi, Catalogo dei codici e degli autografi posseduti *
dal marchese Giuseppe Campori (Modena, 1875), num. 25, De la consolation
de la philosophie de Boece; num. 36, Le Coutumier du Maine; num. 42,
Guide de V art d' aymer d' Ovide; num. 240 (Suppl. da K. Vandipi, 1886),
Les XV joies de nostre Dame. — Les VII requestes des V plaies
de nostre Seigneur.
*
68 I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
Il seguente, num. 36 Cayer de Remonstrances, ecc., potrebbe
essere di un certo valore per ricerche storiche intorno allo stato,
delia Francia sotto i regni dei figli di Cattarina de' Medici. Eccone
i capitoli: De la relligion, service de Bleu et estat ecclesiastique.
— Bes monastaires et maisons regulieres. — Les hospitaux et
autres lieux pitoyables. — Bes universiiez. — Be V estat du
Royaume et establissement de la paix. — Bz la noblesse. — Du
tiers estat. Bes oftìces (%ii se doibvent supprimer et des finances.
Quanto al terzo, num. 68, esso offre la copia, probabilmente
unica, di*un breve trattato di rettorica, che venne ultimamente
riprodotto per le stampe, con un' illustrazione del testo (1).
Per i codici dei secoli XVII e XVIII, mi limiterò ad indi-
carne il contenuto in un modo succinto nell' elenco generale, col
quale chiudo questo mio lavoro. Qui farò#soltanto osservare che la
parté più preziosa* della serie dei codici del seicento, num. 69-106,
raccolta di documenti detta nel Catalogo '« Rerum Gallicarum
collectio amplissima », pervenne incompleta all'Estense. Vi mancano
disgraziatamente due volumi, che comprendevano « un inventario,
indice di tutti gli instrumenti che sono nel Tesoro o Archivio de
Vie » , come si rileva dall' ultimo articolo di un' analisi in lingua
italiana dei suddetti documenti francesi, la quale forma un tren-
tanovesimo codice aggiunto ai primi sotto il num. 107 (V, B, 18).
In fine notiamo che que§t' ultimo volume, rilegato diversamente
degli altri, è fregiato, sulla copertina, d'uno stemma, stampato
in oro, coli' aquila imperiale a due teàte in cima, e la sbarra cogli
scacchi dissotto; cioè, senza dubbio, lo stemma dèlia celebre fa-
miglia principesca Cybo (2), Nel 1839, e di nuovo nel 1847, Paul
Lacroix (3) aveva annunziato una relazione particolare di questi
39 volumi, ma, probabilmente per non aver più avuto agio di
tornare a Modena, non mantenne la sua promessa.
(1) Giulio Camus, Precotti di rettorica scritti per Enrico 111, re di
Francia (Memoria della R. Accademia di scienze, lettere ed arti, voi. V,
serie II>p. 69110. Modena, 1887). — Cfr. Revue critique à" histoire et de
littératwre, XXII, p. 146-7 (Paris, 1888).
(2) Vedi A. Libanori, Ferrara d* oro imbrunito, p. 151. Ferrara, 1665.
— Giorgio Viani, Memorie della famiglia Cybo, p. 9. Pisa, 1808.
(3) Prima nelle sue Dissertations sur quelques points curieux de V his-
toire de Srance, poi nei Bocuments historiques inédits tirés des collections
manuscrites de la Biblioihèque royale et des Archivès ou des bibliothèques
des départements, publiés par Champolliqn-Figeac, t. Ili, p. 307,
I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
ELENCO
DELLE OPERE MANOSCRITTE FRANCESI
CONSERVATE NELLA R.. BIBLIOTECA ESTENSE
— :
CODICI DEI SECOLI XIII, XIV e XV.
1. — Le livre de Boece * De Consolation » (attribuito a Jehan de
Meum ).
5. — Des vices et des vertus. — La confession dee sept pechiés mortels.
Naissance et éducation d' Alexandre le Grand. — Elìj&que
d1 Aristote. — Renclus de Moiliens, Li romana de
Caritè.
12. — La Passion de nostre sauveur Jhesus ( attribuita a Jehan
Jarson ).
22. — Cristine de Pizan. Le Imre des fais et bonnes meurs du
sage roy Charles V.
24. — Petit tratte de morale. — Les ditz moraulx des philosopkes. —
Meditations de Saint Augustin.
26. — Nicolas J. de Gasola. Attila (poema in due tomi).
28. — Les Secrès de paterne, trattato dei semplici (Grant Herbier).
29. — Istoire da voiage que Charlemaine fist oultre mer. — Etablis-
sement du lendit. — Division des aages. — Les prises et*
conquestes de Jherusalem de depuis le commancemeiù* de
V olimpiade. — Istoire vraie de la conqueste de Jherusalem
et de la Terre sainte d' oultremer par le ftoble due Godefroy
de Bullon.
31. — Le livre du roy Modus et de la roine Ratio. — Le songe de
pestillence. — Jehan de Franssieres, Le livre de fauU
connerie.
32. — V ymage dou monde. — Signifiance de A, B, C, ... — Pro-
nostics du prophète Esdra. — Prqphéties* d' Ezechiel.
33. — Jehan de Mandeville, De V estat de la Terre sainte et des
merveilles qu' il y a veues. — Enfance de Jesus.
34. — Frere Lorens, La Somme le Boi. — Remedes contre les vices
et les vwtus.
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70 I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
39. — Li romane del Gradi (Joseph d* Arimathie, Merlin, Perceval).
Le lapidane (poema sulle pietre preziose).
40. — Tristan (romanzo in prosa).
41. — Giron le courtois.
42. — Henri de Gauchi, Li livre du gouvernement des Roys et des
Princes de Gilè de Roume.
45. — Raccolta di poesie provenzali. — Lettere di Meliadus e di Pha-
* ramond (frammento di un antico poema francese). — Pierre
de Corbiac, Tesaur.* — Cansoni francesi — Pierre
Cardinal, Sirventes — Vita eli Ferrari da Ferrara col
suo Florilegio. — Altfa raccolta di poesie provenzali.
59. — Roman de Tristan (in^prosl).
116. — La Nativité et les Miracles de la Vierge — id. de Jesus. — V as-
somption de S.1* Marie. — La vie et la passion des Saints.
CODICI DEL SECOLO XVI.
35. — Jehan Mallart, poete et orateur du roy d' Angleterre, Orai-
sons. Epistre « A Dom Francisque d' Aest, frere du due de
Ferrare, marquis de la Padoue ».
36 w — Cayer de Remonstrances, plainctes et doléances de V estat eccle-
siastique de France pour presenter au Roy en V assemblée
generalle de ses estatz a Bloys.
68. — Rhetorique frangoise faide 'particulierement pour le Roy Henry III.
CODICI DEL SECOLO XVII.
4. — Abraham Golorno. La Clavicule de Salomon, Roy des
Hebreux, Traduite de la langue hebrai'que en italien, par
l'ordre de son Altesse Seren.me de Mantoue, et mise nouvel-
lement en francois.
7. — Durant ? Cours de Matkématiques et Art militaire, ( scritto
nell'anno 1614).
10r — - De Beaubrun. Les Devoirs et Obligations d'un bon Prince,
oeuvre du serenis.mc Prince de Conty, traduict en francois
de 1* traduction italienne, présenté a S. A. S.me M.me la
Duchesse Laura regente, (nov. 1672).
58. — Quattro carte su pergamena colla menzione « Faict a Toullon
par J. F. Roussin, 1658 ».
63. — Mémoires secrets de Siam (in fine, una lettera colla data c Mi-
deibourg, 8, dee. 1689 », indirizzata al « R. P. de la
Chaise » ).
64. — Nombreux écrits sur la Grace et autres matieres qui ont dome
lieu aux troubles de V Eglise de France.
69. — Suscriptions et souscriptions que le Roy Louis XIII meltoit
aux lettres qu1 il escrivoit aux Princes estrangers et autres,
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
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durant V exercice de Momieur Boutillier en sa ckarge de
secretaire d' Estat.
- Beglemens antiens de V hostel du Boy et de la Boyne (Ordi-
nanze regie dall' anno 1261 in poi ).
- Becueil de plusieurs reglements faits en divers temps et par
divers Boys pour estàblir un bon ordre en leur maison,
affaires de leur Estat et conseils.
- Beglements des conseils d' Estat, des secretaires à1 Estat et des
finances.
- Assignats de douaires donnez aux Beines de France.
- Divers discours des Boys de France et de la Begence du royaume.
- Memoires de la Boyne Marguerite, ensemble plusieurs lettres et
aultres discours concernans la diete Dame.
- Memoires de Monsieur le Due de Bohan, servans a V histoire
de France ; depuis la mori de Henry le Grand, roy de
France et de Navarre, jusques en V annèe 1626.
- Divers discours et autres memoires et advis de Mess.™ Claude
de la Chastre, mareschal de France.
- Discours des dames de la cour de France, fait par Messire
Pierre de BourdeilU, seigneur de Brantosme, et dédié a la
Beine Marguerite de France et de Navarre.
- Divers discours et lettres de Monsieur de Villeroy, secretaire
d' Estat.
- Memoires, Tiltres, Lettres et Proces verbaux touehant les limittes
du coste de Bresse et de Savoie. — Escritures et memoires
concernans le marquisat de Salusses.
- Actes et Memoires pour le differend qui est entre les Boys de
France et d' Espagne pour la riviere d' Endaye. — Me-
moires et Enquestes sur la construction d' un port a Soccoua,
et bastimenz commancez au dit lieu par ceux d' Urongne;
et sur la reparation de la barre de Sainct Jean de Luz.
- Tiltres antiens pour monstrer que le comté de Piedmont est une
des dependences du comté de Provence. — Tiltres pour la
seigneurie de Nice,
- Proces verbal, Actes et Tiltres faitz et produitz en la conferense
tenue entre Gravelines et Calais, entre les commissaires du
Boy et des Archiducs, pour le fait du canal que les ditz Ar-
chiducs faisoient fair e de nouveau, tirant de Gravelines
jusques a la mer, au travers des pastures appellées Le Ha-
mes de S.1 Paul. 1618.
- Proces verbal pour le partage des terres, et surceance, et regle-
ments des limites du duché de Bourgongne.
- Deux plaidoyers, V un de monsieur Cappel, advocat du Boy,
V autre de monsieur Marion, lors advocat en parlement,
touehant le Barrois et les limites du royaume du costé de
la Champagne.
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72 I CODICI FRANCESI DELLA E. BIBLIOTECA ESTENSE
86. — Proces ver bai W une conf trance entre les commissaires des Boys
de France et d1 Espagne sur le differend de V abbaye de
S.1 Jean au Mont lez Therouenne. 1560. — Proces verbal
des commissaires des dits deux Boys sur le differend touchant
V abbaye de Dommartin. 1586. — Enqueste touchant le dif-
ferend de V abbaye de Dommartin. 1586. — Deux enquestes
des commissaires du Boy et des Àrchiducs sur le differend
du ressort du village et abbaye de Fremy. 1601.
87. — Advis donni au Boy Francois premier par les bonnes villes de
son royaume sur quelques articles a eux proposès par Mon-
sieur le Ckancellier de la part du dit Seigneur Boy pour
le bien et utilità du public. 1516.
88. — Proces verbal des commissaires du Boy; des Àrchiducs, Comtes
de Bourgongne et du Due de Lorraine, concemant le diffe-
reni de la mouvance de la terre et seigneurie de Saint Loup
en Vosge. 1611.
89. — Testamens des Boys df Espagne. Pieces et Memoires pour le
differend qui est entre le Boy de France et le Boy d* Espagne
pour la riviere d' Andaye. Biscaye. Portugal avant V union
et la Castille.
90. — Tiltres et Procedures sur le differend pour les limites entre les
sujets du Boy, habitans de Chaumont, terre du Dauphinè;
le Procureur du Boy joinct avec eux d'une part; et la
communauté et habitans de la ville de Suze, terre de Pied-
mont, le Procureur patrimonial du due de Savoie, prince de
Piedmont joinct d1 autre part. 1581.
91. — Memoires pour les limites de Picardie et comtè de S.\ Paul. —
Normandia — Champagne. — Auvergne.
92. — Inventaire des tiltres produitz par le Proeureur general du Boy
d' Espagne sur les limites de Picardie et enclavementz d' Ar-
tois. 1559.
93. — Deux discours touchant les differens qui estoient entre les maisons
de France et de Bourgogne, pour raison des duchè et comté
de Bourgongne et autres grandes seigneuries.
94. — Proces verbal touchant plusieurs villages contentieux entre le Boy
et le Due de Lorraine, estans sur la frontiere de Champagne
et du Verdunois. 1561. — Informations touchant V abbaye
de Beaulieu en Argonne, et d' aucuns villages qui en de-
pendent. 1561. 1564. — Enqueste concernant les limittes du
Boyaume vers Commercy et touchant le village de la Neuf-
ville au Bup. 1599.
95. — Memoires, Actes et Tiltres concernans la ville et evesché de
Toul.
96. — Inventaire, Titres et Actes, et une Enqueste touchant les usur-
pations de Monsieur le Due de Lorraine sur la ville et
comté de Verdun, produictes par le Procureur du Boy au
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE 73
die Verdun, par devant Messieurs Le Bret de Lorme et du
Puy, commissaires depputez par le Boy es villes et pays de
Metz, Toul et Verdun, en V année mil six cms vingt cinq.
97. — Conferances entre les depputez du Boy pour ceux de la ville de
Metz et de Monsieur de Lorraine touchant plusieurs droietz
et terres contentieuses entre le dict sieur Due de Lorraine et
ceux de la diete ville de Metz. 1609» 1612,
98. — Escritures du Procureur du comté de Bourgongne avec les res-
ponses du Procureur du Boy concernant plusieurs Bourgs
et villages limitrophes contestez entre le Boy et le dict corate'.
1541. — Proces verbal de la conferance tenue entre les
deputtez du Boy et de Monsieur de Lorraine touchant la
forrest de Passavano 1574. — Proces verbal des commis-
saires .du Boy et de Monsieur le Due de Lorraine touschant
le partage provinsional de la forrest de Passavant. 1584.
99. — Proces verbal des S. Viart, president de Metz, et Miron, pre-
sident aux requestes du palaix a Paris, commissaires dep-
putez par le Boy pour traicter avec les depputez des Ar-
chiduez de Flandres, comme duez de Luxembourg, touchant
les villages de Penviliers, Escurey, Moircy, Gibercy, Bre-
cheville, Muserey, Lucey, et autres, dont les doiens, chanoines
et chappitre de V eglize cathedralle de Verdun estoient en
different avec les ditz Ar chiduez. 1601. 1602.
100. — Memoires, Tiltres et Aetes concemantz V evesché de Metz. —
Memoires et Tiltres touchant V abbdie de Sainet Arnoul de
Metz. Tiltre touchant la seigneurie de Matatoux. —
Tiltres et Memoires touchant la Baye de Gorze.
101. — Memoires, Tiltres et Actes touchant les abbayes de Saint Mansuet
et Sainet Espure estant aux faux bourgs de la ville "de Toul.
102. — Inventaire, Tiltres et. Actes, et une Enqueste, touchant les usur-
pations de monsieur le Due de Lorraine sur la ville et le
comté de Toul, produictes par le procureur du Boy au dict
Toul, par devant Messieurs Le Bret de Lorme et Dupuy,
commissaires deputez par le Boy es ville et pais de Metz,
Toul et Verdun en V année 1625.
103. — Memoires, Actes et Tiltres touchant la ville et evesché de Verdun,
et le pays Verdunois.
104. — Traictez, Actez et Memoires concernans la ville de Metz et le
pays Messin.
105. — Memoires concernant le duché de Bar.
106. — Inventaire, Tiltre, Actes et Enquestes touchant les usurpations de
Monsieur le Due de Lorraine sur la ville de Metz et pais
Messin, sur les abbayes de S.1 Arnoul et de Gorze, produitcs
par le procureur du Boy au dit Metz, par devant les sieurs
Le Bret de Lorme et Dupuy, commissaires depputez par le
Boy es villes et pays de Metz, Toul et Verdun, en V an-
née 1625.
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I CODICI FRANCESI DELLA R. BIBLIOTECA ESTENSE
108. — Briefve description du royaume de Naples, d' ou se trouve issue
V illustre familk de Brancas. Genealogìe de V me de set
òranches passée en France environ V an 1319. Ses principales
alliances avec les noms et armes d' icelles.
CODICI DEL SECOLO XVIII.
25. — Decadence de la France prouvée par sa conduite.
25. — Rapin Thoy ras. Bemarques historiques et critiques sur V in-
troduction à V histoire d* Angkterre.
114. — Ferrein. Cours de maladies, commencé le . . . juin 1745. —
Traité de V explication dee vertus des plantes.
117. — Exercice entier divisò en trois* parties avec les comrnandements
en allemand et explìcations en frangois; corame aussi les
plans de tous les feux qui se font. 1764.
118. — Beglements militaires. 1764.
119. — Recueil des plans du Petit Trianon, par le S.T Mique, chevalier
de V ordre de S.1 Michel, premier architecte honoraire, in-
tendant général des bastimens du Boy et de la Beine. 1786.
129. — Traité d1 hydraulique (con figure a penna).
137. — Becréations innocentes pour passer un moment (poesie leggere).
505. — La Beatitude des Chrestiens ou le Fleo de la Foyf par Geoffroy
Vallèe, (copia della rarissima prima edizione).
Giulio Camus.
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(Estratto dalia Rassegna Emiliana, Anno II).
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